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ddl Gasparri-Tomassini:lettera aperta ai presidi delle facoltà di Farmacia

Questa letterà sarà inviata a tutti i presidi delle facoltà di Farmacia italiane….con lo scopo di informare il mondo accademico di quello che stà accdendo ad una parte dei laureati della facoltà.

Credo che anche gli attuali studenti di Farmacia e CTF siano interessati a tale vicenda……..

LM

_____________________________________

Gentile professore,

desideriamo portare alla Sua cortese attenzione un progetto di legge che, se approvato, avrebbe pesanti conseguenze sul futuro degli studenti iscritti alla Sua facoltà e sul valore stesso della laurea in farmacia.

Il ddl in questione è il n° S863, a firma dei senatori Gasparri/Tomassini

In soli due anni il Decreto Bersani in tema di farmaci da banco ha fatto nascere 2500 parafarmacie, stimolato sconti sui medicinali fino al 30%, ma soprattutto, offerto nuovi posti di lavoro a molti giovani laureati.

Nuove opportunità sono state create in un sistema legislativo praticamente “ingessato” da oltre 30 anni.

Ora tutto questo potrebbe finire se fosse approvata quella che in molti hanno ribattezzato come una vera e propria “controriforma”.

Il progetto presentato in Senato intende introdurre nel panorama farmaceutico nazionale una nuova lista di farmaci che potranno essere venduti senza la presenza del farmacista nei supermercati e in qualunque altra tipologia commerciale (comprese tabaccherie, bar e distributori automatici) che ne facessero richiesta. La nuova classe di farmaci verrebbe stilata dall’AIFA scegliendo tra quelli oggi inseriti tra i farmaci d’automedicazione oggetto del decreto Bersani del luglio 2006. I medicinali inseriti che avrebbero un numero limitato d’unità posologiche (confezioni starter), sarebbero gli unici vendibili al di fuori del canale farmacia. Tutti gli altri medicinali, oggi dispensabili nelle parafarmacie alla presenza del farmacista, sarebbero vendibili solo in farmacia.

Questo ddl per la prima volta nel nostro paese rende possibile dispensare farmaci senza la presenza del farmacista, alterando alla radice la natura della professionalità del laureato della facoltà che lei presiede, riducendo il futuro spazio professionale, nonostante il severo impegno di studio che si richiede ad ogni studente in farmacia o CTF per laurearsi.

La proposta di legge infine, banalizza l’uso del farmaco che sarebbe acquistabile in self-service, umiliando le capacità professionali ed imprenditoriali dei laureati ed abilitati in farmacia.

Tutto ciò mentre il 61% dei cittadini italiani è favorevole alla legge in vigore e l’81% ritiene indispensabile la presenza del farmacista (dati CENSIS 2007).

In definitiva si tratta di un disegno corporativo finalizzato a ristabilire le piene condizioni di monopolio delle farmacie con provvedimenti mirati ad eliminare la “libera attività” dei farmacisti che non possono permettersi di acquistare una farmacia o non sono figli di titolari di farmacia.

E’ questo ciò di cui ha bisogno la professione di farmacista?

E’ giusta la riduzione del ruolo della facoltà di Farmacia a istituto di formazione dei soli “figli di proprietari di farmacia”?

Noi Crediamo di no, e per questo motivo chiediamo il suo appoggio e quello della facoltà che lei presiede, per manifestare una ferma opposizione all’approvazione di questo disegno di legge “scellerato” che rappresenta il primo passo a cancellare il ruolo sociale delle professione di farmacista e il ruolo culturale della facoltà di farmacia nel nostro Paese.

Le saremo grati se vorrà comunicarci le eventuali decisioni intraprese nella sua facoltà.

Cordialmente

MNLF – FEF

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Discussione

5 pensieri su “ddl Gasparri-Tomassini:lettera aperta ai presidi delle facoltà di Farmacia

  1. perfetto..faccio copia e incolla e la posto sul forum studenti farmacia.
    ottima iniziativa

    Pubblicato da leonardo | ottobre 3, 2008, 12:06 pm
  2. Vogliono eliminare l’obbligo del farmacista laureato nella vendita del parafarmaco perchè hanno paura che prima o poi a questi laureati in farmacia sia concesso di vendere, come è logico che sia, anche il farmaco con obbligo di ricetta. Sono una lobby molto potente che difende i loro guadagni milionari nell’unico modo possibile, impedendo qualsiasi tipo di concorrenza nel settore.

    Pubblicato da aldo | novembre 3, 2008, 7:01 pm
  3. Finchè non ci ribelleremo con i fatti, scendendo in piazza a protestare, pubblicando articoli di denuncia dei vari soprusi che quotidianamene subiscono i farmaciati non titolari e non mollando mai la presa contro questa lobby scandalosa non possiamo pretendere giustizia. Bisogna lottare per ridurre le immatricolazioni nelle facoltà che sfornano farmacisti che mai troveranno facili opportunità lavorative; lottare per denunciare il ruolo ambiguo di magazzinieri e commessi che dispensano farmaci e consigli appoggiati da titolari che non rispettando il codice deontologico fanno finta di non vedere o peggio ancora ottengono vantaggi economici dall’assunzione di un non laureato a discapito di persone che con sacrificio hanno conquistato una laurea e una professionalità ormai in declino.
    Alziamo la voce, uniamoci tutti, denunciamo i malfatti a cui quotidianamente assistiamo.

    Pubblicato da alessando | novembre 9, 2008, 2:27 pm
  4. Pane, salame e ottimismo

    Non sono un’economista ma sono una che osserva, elabora, ragiona e trae le proprie conclusioni. Nell’algoritmo mentale che tenta di trovare una soluzione per risolvere o meglio affrontare i problemi che stiamo vivendo, viene fuori un modello che a molti non piace, ma che a me sembra una delle strade da percorrere.

    E per meglio comprendere ciò che dico, vi descrivo una tipica conversazione che intercorre tra me e i miei clienti:

    Ore 8:30 Apertura della mia Parafarmacia;

    – Buon giorno Dottoressa, credo di avere una intossicazione. Torno adesso dal medico che mi ha prescritto le Fosfor…(farmaco in fiale di larghissimo uso in caso di intossicazione) e mi mostra la ricetta.

    – Spiacente ma si tratta di un farmaco di fascia C, che richiede appunto ricetta medica ripetibile e noi non lo possiamo dispensare.
    – E allora cosa devo fare?
    – Deve rivolgersi al Farmacista.
    – Me lei non è una Farmacista?
    – Si, ovviamente. Intendevo dire Farmacista in Farmacia. Se vuole posso darle le siringhe e tutto l’occorrente.
    – No grazie, visto che ci sono, compro tutto li.

    Mah…. e uno.

    Ore 11:00

    – Salve. Vorrei una confezione di Bentel…… (corticosteroide di sintesi di largo consumo), ne ho urgente bisogno e mi mostra la ricetta.
    – Spiacente ma si tratta di un farmaco di fascia C, che richiede ricetta medica ripetibile e noi non lo possiamo tenere.
    – Ma io lo pago in Farmacia, costa pochissimo e qui c’è la ricetta.
    – Capisco benissimo, ma come le spiegavo non possiamo dispensare farmaci in fascia C che richiedono ricetta medica, poichè non siamo autorizzati.
    – Mi saprebbe indicare la Farmacia più vicina?

    Mah…. e due.

    E così per tutto il giorno….. e io li a sbracciarmi dando indicazioni sul percorso più breve che porta alla Farmacia, giri a sinistra, imbocchi la prima a destra e via dicendo….e intanto penso che io conosco bene il principio attivo di quel farmaco, ne conosco le caratteristiche chimiche, le indicazioni, i dosaggi, gli effetti collaterali. Ho preso una Laurea in Farmacia a pieni voti per questo.

    E pensare che avrei potuto venderglielo anch’io quel farmaco, se solo la seconda “lenzuolata” di liberalizzazioni fosse stata approvata. Avrei potuto venderglielo, e se solo fosse cambiata la legge anche in tal senso, applicando lo sconto, che poi, parliamoci chiaro, è quello che in questo momento la gente chiede. Il risparmio, qualche centesimo in più in tasca. E le liberalizzazioni funzionano, ve lo assicuro, perchè da quando ci siamo noi la gente ha risparmiato, e pure un bel po. Ma io il farmaco in fiala non lo posso vendere, perchè io sono una farmacista che adesso viene definita “para-farmacista”, una sottoclasse di professionisti nuova di zecca.

    Noi titolari di parafarmacia chiediamo di poter vendere anche i farmaci che richiedono ricetta medica.

    Noi chiediamo la fascia C.

    La chiediamo perchè i farmaci che rientrano in questa fascia, possono essere acquistati solo in farmacia. Ma in farmacia troviamo i farmacisti, si o no?

    Io sono una farmacista, e pure brava e competente. Ho una Laurea, sono abilitata all’esercizio della professione di farmacista, ho le competenze più che sufficienti per dispensare anche i farmaci di fascia C.

    L’attuale legge in vigore è quanto di più iniquo possa esistere. E’ come se un Avvocato, regolarmente iscritto all’Ordine di appartenenza, non potesse esercitare la libera professione se non all’interno di una struttura pubblica, a numero chiuso, tipo casta, per intenderci, senza avere la possibilità di aprire uno studio legale e mettere in atto la sua professionalità. Non mi risulta che esistano i paraavvocati, o i paraingegneri, o i paraarchitetti e così via discorrendo. Ma la Costituzione Italiana non sancisce pari dignità tra i possessori dello stesso titolo di studio?

    Che poi chiariamo un punto: moltissimi farmaci che “richiederebbero” ricetta ripetibile o non ripetibile, ormai vengono dispensati liberamente dal farmacista, il quale si guarda bene dal chiedere la ricetta, e di fatto concede il prodotto come fosse un farmaco da banco. Dunque questa limitazione per molti farmaci viene a cadere. La soluzione sarebbe lo “switch”, ovvero il passaggio di una specialità dalla fascia C a SOP od OTC, ma tale passaggio non è un automatismo, poichè è l’industria produttrice che deve richiederlo, e quindi è impensabile che ciò avvenga simultaneamente e per un numero enorme di farmaci.

    L’alternativa più sensata e urgente è la concessione della fascia C agli esercizi farmaceutici denominati parafarmacie. Non importa che le liberalizzazioni provengano da Governi di destra o di sinistra. I tempi che viviamo le impongono, urgentemente.

    Io, i miei clienti, i miei colleghi, i giovani iscritti alla Facoltà di Farmacia, tutti chiediamo con forza la concessione della fascia C, la trasformazione delle “para”farmacie in FARMACIE NON CONVENZIONATE. Chiediamo di poter dare più servizi, più assistenza. Chiediamo di poter esercitare la professione a tutto tondo, di poter essere più utili, di poter utilizzare la Laurea che con tanti sacrifici abbiamo conquistato e che, vi assicuro, ha lo stesso valore di quella dei farmacisti titolari di farmacia e dei loro eredi. Chiediamo di non essere più i “para” di nessuno.

    Il caduceo che porto sul mio camice non è un “para” caduceo e l’Ordine provinciale dei Farmacisti che me lo diede mi equipara agli altri miei colleghi.

    Il nostro Premier continua a dire che serve ottimismo.

    No, non serve ottimismo. Servono liberalizzazioni, servono soldi.

    Ho provato a pagare pane e salame con un sorriso, ma il negoziante non l’ha presa bene.

    Cordiali saluti.

    Dott.ssa A. Puleo

    Pubblicato da Antonella Puleo | febbraio 4, 2009, 6:33 pm
  5. Il commento della Dott.ssa Puleo sintetizza perfettamente il paradosso in cui viviamo.

    E’ uno dei tanti paradossi di questo Paese dietro ognuno dei quali si cela, anzi, fa piena di mostra di sè, l’ennesima casta di ricchi e di potenti. La cosa che fa ancora più male, se possibile, è che esistono due organi (Ordine dei farmacisti ma soprattutto Federfarma) ed entrambi si preoccupano sempre e solo degli interessi dei titolari di farmacie, ignorando volutamente e sprezzatamente, la maggioranza dei professionisti che rappresentano e la cui laurea, a mio giudizio, non è uguale a quella dei titolari ma anzi è superiore, perchè sappiamo bene il trattamento che ricevono i figli dei titolari nelle Facoltà (almeno per quanto mi riguarda, nella Facoltà di Farmacia di Catania è così ed è risaputo da tutti).

    Purtroppo, anche se è immorale, queste ingiustizie, unitamente a quelle che ho ultimamente subito, mi spingono fortemente a desiderare il male per alcune persone (Gasparri e compagnia e tutte le altre persone responsabili della situazione passata e presente). Lo desidero. Mi dispiace.

    Alessandro,
    un farmacista che ha perso la casa in L’Aquila a causa del terremoto e rischia di perdere anche il posto di lavoro in parafarmacia se questo incubo si dovesse realizzare.

    Pubblicato da Alessandro | maggio 13, 2009, 4:31 pm

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