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Analisi tecnica del ddl Gasparri-Tomassini ovvero: i meandri dei cavilli spiegati e commentati

Riceviamo dal MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti) e volentieri pubblichiamo questa analisi tecnica dell’articolato del ddl Gasparri -Tomassini leggendola attentamente, con l’aiuto del testo del disegno di legge Gasparri-Tomassini è tutto molto chiaro:

LM

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Il ddl Gasparri/Tomassini deve essere letto da un punto di vista tecnico intersecando gli articoli e i commi al fine di rendere visibile il risultato e i relativi provvedimenti che ne scaturiscono.

comma 6 – Art. 1 comma 8 – Art. 1 comma 9 – Art. 9 comma 1

Con queste indicazioni nella sostanza vengono introdotte le confezioni “starter”, ovvero confezioni con un numero limitato di unità posologiche (numero di compresse, supposte ecc. Es. Aspirina oggi in commercio da 10 cpr effervescenti, domani da 5 compresse) che sono vendibili al di fuori della farmacia senza la presenza del farmacista. L’AIFA stilerà una lista di principi attivi (quindi inferiore a quella relativa agli OTC e SOP attualmente vendibili fuori dalla farmacia) che potranno essere venduti in esercizi diversi dalle farmacie. In pratica questi farmaci potranno essere venduti non solo nei supermercati e posti direttamente negli scaffali per il self-service, ma potranno essere venduti praticamente in tutti gli esercizi, non esclusi bar (alcool- medicine) e tabaccherie (tabacco – medicine), nonché potranno essere venduti anche nei distributori automatici. E’ chiaro che i produttori non potranno mantenere lo stesso rapporto costo/numero di unità posologiche, e le confezioni starter avranno in proporzione al numero delle compresse o altro presente nella confezione un costo maggiore di quelle attualmente presenti nelle parafarmacie e supermercati.

L’art. 9 comma 1 toglie qualsiasi dubbio circa la sorte degli altri SOP e OTC attualmente dispensati alla presenza del farmacista sia nei supermercati che nelle parafarmacie: tutto ciò che non rientra nella lista stilata dall’AIFA non potrà essere venduto fuori dalla farmacia. Dall’elenco dei farmaci vendibili fuori dalla farmacia sono esclusi tutti quelli che hanno necessità di essere conservati in frigorifero (es. fermenti lattici) e quelli che hanno una validità inferiore a 18 mesi.

Art. 1 comma 2

Anche i presidi medico-chirurgici e gli alimenti speciali (es. prodotti per celiaci senza glutine o aproteici per neuropatici) a carico del SSN. Potranno essere venduti solo nelle farmacie. Attualmente in molte regioni tali prodotti possono essere venduti anche nelle parafarmacie con un rapporto d convenzione con l’A.S.L. questo per rendere più agevole il reperimento da parte dei cittadini ed innescare forme di concorrenza e quindi abbassamento del prezzo.

Art. 1 comma 11

L’unificazione del quorum tra i comuni di piccole e grandi dimensioni (oggi una ogni 5000 abitanti nei comuni al disotto dei 12500 abitanti e 1 ogni 4000 abitanti nei comuni al sopra dei 12500 abitanti) porterà all’apertura di pochissime farmacie, questo perché esistono già nel territorio italiane numerose farmacie sopranumerarie, ovvero farmacie aperte in deroga al criterio della popolazione o che continuano ad operare magari vi siano stati spostamenti della popolazione. Bene, queste farmacie attraverso una unificazione del quorum sarebbero riassorbite nel criterio della popolazione, quindi nessun nuovo esercizio verrebbe aperto. Da una nostra precedente indagine (in allegato), con un simulazione a quorum di 3800 abitanti (quindi ulteriormente inferiore a quello proposto) risultava che nei comuni con popolazione maggiore (metropoli) si sarebbero potute aprire appena 5 nuove farmacie, mentre nei comuni capoluogo di provincia (in allegato) si sarebbero potute aprire in totale 78 nuove farmacie. Mentre il risultato totale su tutto il territorio nazionale ( con quorum a 3800 abitanti) non più di 300 nuove farmacie, prendendo in considerazione anche quei comuni con popolazione esigua, dove molto probabilmente il concorso per l’assegnazione andrebbe deserto.

Art 1 comma 12

Mentre il decreto Bersani aveva ristretto il tempo necessario per ereditare una farmacia, quando i naturali eredi non hanno i titoli per diventare titolari, questo ddl lo allunga riavvicinando il termine (cinque anni) a quello precedente al provvedimento del luglio 2006.

Art. 1 comma 15

L’anzianità di servizio per poter partecipare ad un concorso per sedi farmaceutiche in comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti viene differenziato da quello degli altri comuni, servono 5 anni d’iscrizione all’albo, come se una farmacia che opera in questi centri avesse modalità operative, tecniche e professionali diverse. Chiaro è l’intento di produrre nuove artificiose barriere.

Art. 1 comma 20 – Art. 1 comma 22 punto b), d), g)

Mentre si fa credere ai titolari di parfararmacia che il servizio prestato nei propri esercizi verrà valutato come quello di direttore di farmacia (due anni) nel concorso straordinario a cui non potranno partecipare i titolari di farmacia urbana (ma i loro figli sì, anche se soci della farmacia del padre), allo stesso tempo si permette la partecipazione dei titolari di farmacia a cui si assegna una valutazione del punteggio per i titoli maggiorato del 30 % del punteggio, con buona pace dei titolari di parafarmacia e di tutti i farmacisti non titolari che non potrebbero automaticamente vincere il concorso stesso. Inoltre appaiono di dubbia laicità rispetto alle norme costituzionali e a quelle del Trattato europeo sia il limite di quaranta anni per l’assegnazione delle farmacie rurali che quello dei sessantacinque anni per le altre farmacie. Il provvedimento di aumentare il punteggio del 30% a chi è titolare di farmacia rurale andrebbe sicuramente incontro al veto della Commissione Europea, questo perché semplicemente la farmacia rurale, così intesa come tipologia all’estero non esiste e di conseguenza i cittadini UE non italiani che volessero partecipare ad un concorso nel nostro Paese sarebbero svantaggiati in partenza al pari dei farmacisti non titolari. Dello stesso avviso è stato il Consiglio di Stato con un parere espresso su richiesta del Presidente della repubblica.

Art. 2 comma 6

Mentre oggi il titolare di una farmacia che si assenti per un periodo significativo deve nominare un direttore responsabile per il tempo necessario, con questo comma tale obbligo viene meno introducendo la responsabilità oggettiva del dipendente laureato che non viene risarcito per il compito svolto e contemporaneamente si trova con un carico di responsabilità maggiori da cui il titolare è affrancato. Con questo comma viene introdotta la “titolarità a distanza”, essendo praticamente possibile per il titolare di farmacia recarsi nell’esercizio per un numero di ore e giorni limitato.

Art. 3

Con questo articolo s’introduce la possibilità di aprire delle vere e proprie “filiali”, sedi farmaceutiche anche importanti (con 1200 abitanti si vive dignitosamente) sottratte ai concorsi ed assegnate alla farmacia più vicina. Non solo, la filiale potrebbe addirittura essere finanziata dal Comune con un contributo sino a 6000 euro!!!!

Art. 6

Appare quanto mai retorico parlare con questo articolo di libera scelta del cittadino.

Art. 8

A questo articolo bisogna fare molta attenzione perché conporterebbe sostanzialmente un aggravio sulla spesa sanitaria nazionale.

Si tratta di un articolo che cerca di riportare in farmacia privata farmaci che attualmente vengono distribuiti per il tramite delle Farmacie territoriali o ospedaliere del  SSN, così come avviene per le malattie rare, per la fibrosi cistica ecc. Secondo questo comma la distruibuzione ospedaliera dovrebbe essere un’eccezionalità o solo al momento della dimissione. ( In particolare il comma 1  il Decreto Lg.svo 124 art. 5, citato,  individua le malattie croniche, invalidanti e  rare che danno diritto all’esenzione);

Ancora più impatto ha il disposto del comma  2 del Disegno di  Legge di Tomassini  e Company in cui si dice che trascorsi 24 mesi dalla  immissione in commercio la distribuzione per conto deve cessare perché i prodotti devono rientrare nel normale circuito delle farmacie.

Basta guardare il PHT ( secondo il sole 24 0re  tutti ammontano a 2000) per capire che i prodotti di commercializzazione recente ( meno di 24 mesi )sono marginali, questo vorebbe dire  un notevole aggravio per le casse pubbliche.  Se a questo si aggiunge che nel comma 1 del Disegno si dice che le ASL devono provvedere a fare gli accordi con le farmacie private per la distribuzione per conto il cerchio si chiude.

Ricapitolando: la distribuzione diretta per malattie croniche e rare deve cessare e passare al normale circuito delle farmacie convenzionate

La distribuzione diretta deve  essere superata (  e limitata solo alla dimissione ) a favore della distribuzione per conto che diventa vincolante per tutte le ASL.

La distribuzione per conto non può comunque valere per farmaci in commercio da oltre 24 mesi!

Fornisco di seguito alcune informazioni ricavate dal sole 24 ore sanità ( 2-8 settembre)  in cui si dice ( pag16 ) che ” la Corte dei Conti arebbe rilevato mancati risparmi per 28 milioni nella distribuzione dei medicinali da parte delle ASL Liguri: a tanto ammonterebbe, secondo i magistrati, il risparmio ottenuto, dal 2000, se le Asl avessero privilegiato la distribuzione diretta al posto di quella ” in nome e per conto”così come sollecitato dalla regione. Sulla base di questi rilievi l’assessore alla sanità ligure ha riconfermato la distribuzione per conto ( abbassando  di 3 punti la remunerazione ai farmacisti, però poi nello stesso articolo parla di  6 euro a confezione al netto dell’IVA! invitando a potenziare la distribuzione diretta a tutte le ASL, sulla base di quello che fa l’ASL 1 di Imperia che dal 2002 distribuisce tutto in forma diretta ed è presa a modello in tutta italia….”

Con l’attuale sistema le ASL possono stabilire direttamente accordi con i produttori per farmaci ad alto costo, anche attraverso delle aste, poi questi farmaci vengono distribuiti direttamente o attraverso le farmacie a cui viene riconosciuto un contributo per l’atto della dispensazione. Con questo ddl tale processo sarebbe interrotto e le ASL dovrebbe concordare le modalità con le organizzazioni sindacali Federfarma, Assofarm, Famindustria ecc, alla faccia della concorrenza.

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Discussione

10 pensieri su “Analisi tecnica del ddl Gasparri-Tomassini ovvero: i meandri dei cavilli spiegati e commentati

  1. mandi questa analisi al vicepresidente dell’ aduc!!!!!altro che tutela del cittadino!!!!io ci sto provando ma non trovo la sua e-mail

    Pubblicato da massimiliano | settembre 28, 2008, 5:17 pm
  2. p.s. se gasparri e compani avranno dalla loro la carta dei farmaci in autogrill grazie al loro ddl(inatti citano sempre quello come esempio),avranno dalla loro anche l’ opinione pubblica che mettera’ in secondo piano le sorti di noi farmacisti e guardera’ gasparri e company come coloro che tutelano la gente,i liberali!!le parafarmacie devono togliere loro questa potente arma mediatica,poi davvero gasparri non avra’ piu’ nulla di cui controbbattere!!!

    Pubblicato da massimiliano | settembre 28, 2008, 6:33 pm
  3. Se Gasparri si mettesse nei panni di chi ha aperto una parafarmacia, “dopo aver speso una cifra per potersi laureare”, allora capirebbe cosa significa sperare che ogni giorno che passa, il governo si decida ad autorizzare la vendita di altri farmaci nelle parafarmacie.
    Dimenticavo che l’on. gasparri non ha problemi del genere.

    Pubblicato da Francesco GRECO | settembre 20, 2009, 10:05 am
  4. Ma che commenti sono senza citare gli articoli….e poi con queste parefarmacie avete solo rotto le scatole, volete capirlo che sono posti da fame! Scagliarsi così con i titolari di farmacia, mica sono tutti uguali e ricchi?!I rurali per esempio, avete idea dei sacrifici?Poi arrivate voi con le vostre richieste di merda! Il farmacista “deve” guadagnare!Fatela finita e apritevi un tabacchi e fumateci sopra!!!!!!

    Pubblicato da carmine passannante | novembre 4, 2009, 8:33 pm
  5. Qui ci atteniamo ai fatti non agli articoli che vorrebbe citare il sig.Carmine Passannante.
    Io non direi che le Parafarmacie hanno rotto le scatole, direi piuttosto, che, anche una farmacista che gestisce una Parafarmacia, ha diritto di vivere.Questa competezione che si è creata. Forse con i farmacisti titolari, non sono usciti dalla stessa universita’, non hanno studiato le stesse materie, non hanno speso gli stessi soldi, non hanno fatto gli stessi sacrifici??????? Allora prima di dire certe cose se la fumi lei una bella sigaretta e medita prima di parlare.

    Pubblicato da Francesco GRECO | novembre 5, 2009, 7:26 pm
  6. Senza perdere del tempo prezioso… passannante sei una testa di cazzo!

    Pubblicato da william | febbraio 2, 2010, 4:22 pm
  7. Il dpr Gasbarri-Tomassini è stato trasformato in legge?
    se si come posso consultarlo?
    se no si prevede che lo sia e con quali eventuali modifiche?

    E’ possibile avere a breve risposta direttamente nella mia mail?

    Pubblicato da Federico | ottobre 8, 2010, 4:01 pm
  8. il DDL Tomassini Gasparri è ancora in discussione alla XII Commissione del Senato, insieme ad altri 9 DDL sulla materia farmaceutica. Quindi, anche se “parte favorito” è ben lungi dall’ essere legge; non dimentichiamo che la Lega Nord non è favorevole al 100% a questo DDL. E poi a fine anno, con tutti i problemi che ha questo governo, è improbabile un passaggio “a rischio ” alle Camere, dove solo può diventare legge. E’ un testo molto condizionato dalla Lobby di una parte dei titolari, ma non tutti, quindi dobbiamo/ possiamo opporci, perchè il Paese ha gradito molto la novità delle Parafarmacie.
    Presid. Piemonte Ass. Naz, Parafarmacie Italiane

    Pubblicato da MARCO | ottobre 29, 2010, 7:46 pm
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