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iperliberismo, lavoro, parafarmacie

“Il farmacista è un operatore sanitario?” intervento dott. Marchitto (FEF) al convegno farmacisti di Medicina e Persona al Meeting di Rimini

Gentili Colleghi,

voglio partire, per il mio contributo, appunto dalla denominazione della vostra associazione MEDICINA E PERSONA modificandolo leggermente cioè MEDICINE E PERSONE perché è da questo he bisogna partire secondo me per una visione nuova e direi moderna della nostra professione…….cioè solo così alla domanda “il farmacista è un operatore sanitario?” risponderemo senza dubbio “Si!”

Il nostro lavoro è basato quotidianamente sul rapporto che si instaura tra due persone il paziente/utente e il professionista (il farmacista) quindi se eliminiamo o riduciamo uno dei due attori a qualcos’altro (es. l’utente a semplice consumatore e il professionista solo alla struttura, cioè la farmacia, anzi identificando la professione con la struttura come è stato fatto da associazioni corporative del nostro settore) alteriamo secondo me la ragione stessa della nostra professione e quindi la condanniamo alla sua estinzione.

Dire Medicine e Persone vuol dire pensare il modo diverso sostituire il binomio farmacista-farmaco al binomio farmacista-farmacia evidenziare la professionalità a scapito della gilda corporativa solo così ad esempio ha senso parlare di “obiezione di coscienza” per i farmacisti tema che come sapete è venuto alla ribalta.

Capite che questo però è rivoluzionario perché se si risponde si alla domanda…..cioè se sei un professionista la logica conseguenza è che la professione è libera…(si parla di libere professioni infatti) questo è il dogma che dobbiamo abbattere nella nostra professione. Lo sapete tutti: perché ogni giorno dispensate farmaci che non hanno bisogno di ricetta……..una situazione che esalta la nostra professione riflettete quante persone chiedono, domandano, vogliono informazioni sui medicinali da banco, sui prodotti omeopatici………sono tanti è anche su questo che si basa la razionalità del nuovo binomio farmaco–farmacista.

Lo confermano anche recenti ricerche:

-Più del 70 % del pubblico italiano è interessato ad accrescere il proprio bagaglio informativo con finalità chiaramente orientate a incrementare la propria competenza nella gestione dell’automedicazione…”

Una ricerca del Censis del 2007 indica che:

  1. l’81% degli intervistati sostiene che gli OTC non devono essere venduti senza che vi sia un farmacista capace di dare i consigli adeguati
  2. il farmaco non può essere assimilato ad altri prodotti di mass-market
  3. oltre il 60% degli intervistati pensa che nei canali alternativi (parafarmacie/corner) debba essere garantita un’offerta di prodotti simile a quella delle farmacie
  4. il 61 % dei cittadini intervistati ritiene che vendere farmaci OTC in luoghi diversi dalle farmacie sia una scelta condivisibile;

Direi che i dati parlano da soli le persone chiedono poche cose ma semplici:

  • vogliono avere maggiori informazioni e consigli sui farmaci (in breve vogliono un rapporto con il professionista a prescindere dal luogo)
  • danno un valore al farmaco che non assimilano ad un prodotto da mass market e hanno ragione perché con i disturbi, le malattie cioè un bisogno umano (sia pur lieve) è il rapporto umano che prevale, il rapporto tra utente e professionista per questo siamo operatori sanitari.

Ma siccome la nostra professione ha un aggancio diretto anche all’economia che c’è dietro al bene farmaco, sono convinto che più guarderemo al bisogno umano e più avremo successo economico…..cosa indispensabile per un’azienda. Ma come sapete, dalla vostra esperienza, lo slancio culturale per non restare cosa astratta deve avere dei risvolti pratici: deve entrare nel concreto deve essere messso in pratica nelle cose di tutti i giorni che riguardano la nostra professione nell’attuale situazione storica:

Come?

  • difendere sempre il rapporto umano nella nostra professione, cioè difendere il binomio farmaco-farmacista anche se converrebbe per qualcuno difendere il binomio farmaco-farmacia…… cosa vuol dire? Per esempio opporsi alla proposta di legge n° 863 Senato “Gasparri-Tomassini” che prevede tra l’altro la possibilità di vendita di una buona parte dei medicinali senza ricetta negli esercizi commerciali senza la presenza del farmacista, sui banconi del supermercato………cioè l’eliminazione di un rapporto paziente-professionista …l’esaltazione del farmaco mass market…. La cosa più disarmante è che tale proposta di legge è frutto di un accordo neanche tanto nascosto tra GDO ed organizzazioni professionali di farmacie e, diciamo così, non ostacolato dalla FOFI (che dovrebbbe difendere tutti i farmacisti nella loro professione)……… Si tratta di una specie di patto di potere tra GDO e Titolari di farmacie, un novello patto Molotov-Ribbentrop a danno delle parafaramacie , delle faramcie rurali sottoposte alla concorrenza brutale di Tabaccai (che venderebbero sigarette e medicine….un’accoppiata molto naturale direi) , piccoli supermercati dei, dei bar (che vendono anche alcool farmaci-alcool altra accoppiata vincente!) e giovani farmacisti che hanno trovato nei supermercati e GDO un’occasione di lavoro che verrebbero licenziati immediatamente sacrificati al dio profitto.
  • L’aiuto alle persone in difficoltà e parlo qui dell’esperienza del Banco Farmaceutico un opera meritoria che molte volte viene usata da qualcuno per scopi sbagliati. Mi riferisco all’esperienza di una titolare di parafarmacia avuta all’inizio del 2008 che aveva mandato all’ordine di Avellino, a cui è iscritta, la sottoscrizione dell’ iniziativa del Banco Farmaceutico e alla quale è stato risposto in modo sgarbato ed arrogante che “ non aveva nessun diritto a partecipare all’iniziativa in quanto non titolare di una farmacia e che mi ero iscritta arbitrariamente senza essere stata invitata. ci si meravigliava come mai stesse insistendo tanto per partecipare ad una iniziativa nella quale non ero voluta…… e che la decisione di includere solo le farmacie convenzionali era stata presa dal direttivo del Banco Farmaceutico per non urtare la suscettibilità di Federfarma ,frasi senza senso…….che credo siano mille miglia lontane dallo spirito del banco farmaceutico….un’aberrazione che genera discriminazione anche nella beneficenza……capite! ………per qualche farmacista di Avellino esiste una ,pianta organica della carità dei farmaci!, La carità a servizio dello spot di casta! L’esatto contrario della libertà professionale. Anche qui vi chiedo di collaborare, noi siamo disponibili, e le parafarmacie che lo vorranno devono avere la possibilità di essere strumento per aiutare i più poveri e svolgere il ruolo sociale e professionale che il farmacista deve avere ……
  • Portiamo insieme questa visione della professione nei nostri ordini professionali, sono alle porte i rinnovi di molti ordini provinciali, collaboriamo insieme noi siamo disponibili

Spero con queste parole di aver iniziato con voi un proficuo rapporto Un saluto

Grazie a tutti

Leonardo Marchitto (Federazione Esercizi Farmaceutici)

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Discussione

Un pensiero su ““Il farmacista è un operatore sanitario?” intervento dott. Marchitto (FEF) al convegno farmacisti di Medicina e Persona al Meeting di Rimini

  1. somo pienamente d’ accordo.inoltrare a ordini professionali,il periodo è favorevole

    Pubblicato da massimo rigatti | novembre 18, 2008, 3:05 am

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