Pubblicato da Leonardo Marchitto su Agosto 2, 2008
Il ministro del walfare (cioè della salute e del lavoro) Sacconi continua a dimostrare di essere un politico tutto particolare, dopo essere stato molto criticato per la norma che crea difficoltà ai lavoratori precari continua con gaffes strambe anche nel mondo farmaceutico. Dopo essere intervenuto al Senato selle linee generali di politica sanitaria e confermato il ruolo del farmacista nella sanità italiana ha commentato alla stampa “sui farmaci da banco piu’ che un passo indietro potrebbe esserci un passo avanti, per esempio serve proprio il farmacista?”
La leggerezza dell’affermazione mostra l’assoluta mancanza di conoscenza del settore farmaceutico in Italia.
Il ministro probabilmente non sa che la Carta del Farmaco www.cartadelfarmaco.it (sottoscritta da docenti universitari presidenti di ordini professionali ed autorità scientifiche che operano a contatto anche del suo ministero) al punto 4 del decalogo riporta:
IV (il farmaco)….è un prodotto ad altissima specificità composto da due parti inscindibili: quella sostanziale, rappresentata dal principio attivo in esso contenuto; quella formale, altrettanto necessaria, costituita dal complesso di informazioni, indicazioni, avvertenze e consigli per l’impiego forniti dalle aziende che lo producono, dalle autorità sanitarie che lo autorizzano, dai medici che lo prescrivono e dai farmacisti che lo dispensano. ”
Forse per lui i medicinali senza ricetta(OTC/SOP) sono prodotti da mettere su uno scaffale e basta o caramelle da assumere quando sembra opportuno al cliente senza un consiglio….
Ma se sul campo della sanità il ministro deraglia è sul settore lavoro del suo complesso ministero che va fuori di ogni regola, se si mette in dubbio la necessità del farmacista nei supermercati e parafarmacie chi andrà a dire ai circa mille giovani farmacisti che con la legge Bersani hanno trovato lavoro nei supermercati che è il ministro del lavoro stesso che stà tramando per farli licenziare?
Ma i giovani farmacisti dei supermercati sono carne da macello la offrire all’accordo scellerato Federfarma-Coop per l’eliminazione del farmacista nei supermercati?
Ah a proposito…ma la Coop non era una cooperativa di sinistra e il ministro Sacconi non ha passate esperienze socialiste?
Leonardo Marchitto
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Pubblicato da Leonardo Marchitto su Luglio 24, 2008
Dai dati presentati presenti nell’ “L’osservatorio sull’automedicazione 2008 dell’Anifa (produttori di medicinali di automedicazione).
emerge è che a soli due anni della riforma Bersani sulla vendita dei farmaci senza ricetta in parafarmacie e supermercati il “fuori farmacia” ha già conquistato già il 5,5 % del mercato con un piccolo sorpasso delle parafarmacie indipendenti (oggi: 3,2% nel 2007 1,4%) rispetto ai corner salute della GDO (oggi 2,3% 2007: 2,1%) sorpasso fisiologico se si considera che il numero delle prime è notevolemente superiore ai corner GDO.
Un altro date che emerge è che ormai il tanto paventato “consumismo farmaceutico” da alcuni settori contrari alla riforma Bersani non c’è stato, sintomo che la stessa ha colpito nel segno: i prezzi sono diminuiti, le persone dopo le prime curiosità si sono fidate, l’affidabilità del servizio è stata garantita. Non è irrazionale dire che forse quella dei farmaci senza ricetta fuori dalla farmacia ( e direi io con il farmacista) è una di quelle che ha funzionato.
Quello che servirebbe ora è rafforzare il “canale parafarmacie” (indipendenti e corner) per farlo crescere e diventare un competitor valido verso quello tradizionale delle farmacie.
Quindi diciamo così, dopo i primi entusiasmi e le tendenze positive ( incremento di quote di mercato) occorre analizzare le linee di fondo per consolidare tale canale con giovamento di tutti: aziende farmaceutiche, GDO, parafarmacie.
Per fare questo però occorre capire che cosa vuole il cliente, e in questo caso una ricerca condotta dal Censis nel 2007, cioè qualche tempo dopo la riforma Bersani, è sicuramente utile, vediamo i dati significativi
a) il 61 % dei cittadini intervistati ritiene che vendere farmaci OTC in luoghi diversi dalle farmacie sia una scelta condivisibile;
b) l’81% degli intervistati sostiene che gli OTC non devono essere venduti senza che vi sia un farmacista capace di dare i consigli adeguati
c) oltre il 60% degli intervistati pensa che nei canali alternativi (parafarmacie/corner) debba essere garantita un’offerta di prodotti simile a quella delle farmacie
d) il farmaco non può essere assimilato ad altri prodotti di mass-market
In base a tali risultati le azioni più adeguate per sostenere il nuovo canale dovrebbero essere:
1)occorre aumentare il numero di specialità farmaceutiche vendibili nelle parafarmacie/corner. (risposta alle esigenze dei punti ai punti a,c)
A tale proposito il tentativo di concedere la fascia C ( presente nella terza lenzuolata Bersani) è fallito perché in Italia, nell’attuale situazione di interessi cristallizzati, rompere il legame ricetta – farmacia è poco fattibile. Mentre è più realistico seguire quello che l’ANIFA propone ormai da molti anni e che ormai è maturo (come dimostrava l’emendamento Banti alla terza lenzuolata) effettuare lo switch di farmaci che all’estero (UK,Olanda,Svezia,Francia ec….) sono già venduti senza ricetta altrimenti bisognerebbe dimostrare che britannici, olandesi e francesi hanno una fisiologia diversa dagli italiani.2)riorganizzare e qualificare sempre più le parafarmacie e i corner secondo quello che richiedono i clienti (risposta alle esigenze dei punti ai punti b,d)
Domandiamoci: la liberalizzazione Bersani avrebbe avuto successo ( ci sono dati che lo dimostrano) se nei punti vendita non fosse stato presente il farmacista? Direi di no.
Per questo motivo tale presenza dovrà essere garantita in futuro, se si vuole far crescere il canale alternativo a livelli europei ( es.in Olanda circa il 70 % dei farmaci senza ricetta è venduto in canali alternativi alle farmacie). facendolo diventare così sempre più remunerativo.
Ovviamente, come chiedono alcuni settori della distribuzione con logiche differenti dalle parafarmacie indipendenti, nei corner la presenza potrà essere rimodulata nella modalità (farmacista supervisore invece che farmacista a presenza continuata) ma non va sperperato il vantaggio competitivo che la presenza del laureato in farmacia ha per lo sviluppo del canale parafarmacie. Quali vantaggi?
a) garanzia che l’operazione di switch di specialità ora a ricetta continui e vengano resi disponibili in futuro maggiori specialità come OTC
b) ancoraggio dei farmaci SOP (a libera vendita ma non pubblicizzabili al pubblico) ai corner/parafarmacie. Senza farmacista, le aziende sarebbero tentate di richiedere una distribuzione selettiva solo a punti vendita con i laureati. La stessa considerazione va fatta per le aziende con brand più noti. Si tenga contro infine che in molti casi la classificazione come SOP è una sorta di anticamera per molti futuri OTC
c) perdita del mercato dei prodotti omeopatici (ancora limitato, ma con grosso potenziale come per tutti i “metodi di cura dolci” ) dato che, per le particolarità di tale terapia, non sono presenti i fogli illustrativi in tali prodotti e quindi il farmacista offre sicuramente un apporto determinante per l’uso corretto e l’acquisto del prodotto.E’chiaro quindi che le proposte di eliminazione del farmacista dai punti vendita in questione (ministro Sacconi e alcuni sottosegretari di stato, recenti proposte dei titolari di farmacia, alcuni settori della GDO) risulterebbero una vera “polpetta avvelenata” per il canale parafarmacia/corner a fronte del guadagno immediato (riduzione di costi del personale) si perde in prospettiva “la ciccia” dell’allargamento dei farmaci vendibili nel canale, con un progressivo inaridimento di un settore promettente e di un cambiamento reale nella distribuzione del farmaco
Questo ha dato in questi anni un reale beneficio (sconti, servizi) ai clienti ai clienti, cioè quello che conta realmente per lo sviluppo di un’azienda commerciale a dispetto degli interessi consolidati e alla poca voglia di essere competitivi.
Leonardo Marchitto
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