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Parafarmacie e OTC: no a proposte Poretti-Gasparri-Tomassini ”iper-trio” anti-farmacista

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Novembre 13, 2008

Ancora una volta la Sen. Poretti (Radicali e componente della commissione sanità che dovrà esaminare il ddl Gasparri-Tomassini) chiede, ora attraverso la presentazione di un suo disegno di legge, la “rimozione” del farmacista nella vendita dei farmaci SOP e OTC.

Si tratterebbe di una cosa differente rispetto a quello che chiedono Gasparri e Tomassini i quali vogliono eliminare il farmacista per gli OTC e SOP in confezione starter (cioè con poche unità posologiche) mentre il resto dei farmaci da banco ritornerebbe sotto il monopolio della farmacia manifestando chiaramente gli scopi “iper corporatvi” di tale progetto a favore delle farmacie. I primi fautori quindi dell’eliminazione del binomio farmaco-farmacista (Gasparri –Tomassini) hanno però trovato ora chi rilancia al ribasso e riduce gli spazi professionali dei farmacisti ovunque siano presenti: farmacie, parafarmacie e corner GDO.

Si tratta appunto della sen Poretti che ora vuole eliminare il farmacista per la vendita di tutti i SOP e OTC proponendo in modo “iper liberista” la trasformazione dei medicinali da banco in beni di consumo cosa che un medicinale non potrà mai essere dato che non si può suscitare il “bisogno di una malattia” come la voglia di uno yogurt al cioccolato pena l’aumento del rischio di malattie iatrogene, come accade nei paesi anglosassoni.

A tale fatto va aggiunto il rischio interazione erbe-farmaci o integratori-farmaci cosa frequente con l’espandersi del mercato dei prodotti naturali.

Se quindi si ignora che il farmaco da banco ha senso solo se lo si inquadra nel concetto di “automedicazione responsabile”,come molti esperti di farmaceutica sanno, si rischia di diventare gli apprendisti stregoni della dispensazione del farmaco.

Chi, nel mondo della farmacia, ha proposto per primo e avventatamente l’eliminazione del binomio farmaco-farmacista rischia ora di dare l’avvio a proposte irrazionali e populiste comportandosi come il marito della famosa storiella che “pur di fare un dispetto alla moglie si tagliò i gli attributi” , cosa ne pensa Federfarma?

La FOFI (federazione degli ordini dei farmacisti) accetterà supinamente questa politica suicida e la riduzione del ruolo dei farmacisti ovunque essi siano presenti?

Come si vede quindi gli “iper”, in versione conservatrice o liberista si ritrovano sempre nei momenti decisivi. E’ chiaro però, anche dagli avvenimenti economici recenti, che “l’iper-mercato”, cioè il liberismo sfrenato, è sempre generato da un ottuso “iper corporativismo”.

Quello che invece occorre fare è partire dalla realtà dal “modello italiano alle liberalizzazioni” che Bersani ha proposto ed attuato che si basa proprio sul binomio farmaco-faramcista un modello che avvicina il nostro paese a moderni sistemi di dispensazione del farmaco mettendo in concorrenza i professionisti, un sistema che ben visto dai consumatori e che ha determinato una diminuzione diffusa del costo dei medicinali da banco con sconti che vanno dal 10 al 30 % rispetto ai prezzi precedenti.

In questo senso infatti è comprensibile e chiara la posizione del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e della Federazione Esercizi Farmaceutici (associazione delle parafaramacie) che denunciano l’irresponsabile posizione della Poretti la quale facendo riferimento alla situazione americana, ignora completamente la volontà del 65% dei cittadini italiani che in un recente sondaggio del Censis si sono dichiarati contrari all’ipotesi di eliminare la presenza del farmacista nella vendita dei farmaci d’automedicazione.

Alla sen. Poretti val la pena ricordare che dopo l’approvazione del decreto Bersani e la conseguente liberalizzazione dei farmaci d’automedicazione non c’è stato alcun innalzamento dei casi di patologie dovute ad abuso dei farmaci e questo risultato è dovuto proprio alla presenza e professionalità dei farmacisti.

Alla sen. Poretti bisogna ricordare che se il suo progetto andasse in porto, sarebbero proprio i monopolisti a beneficiarne perché le oltre 2500 parafarmacie aperte sino ad oggi chiuderebbero immediatamente con oltre 5000 addetti senza lavoro.

Come il Movimento nazionale Liberi Farmacisti e la Federazione Esercizi Farmaceutici evidenziano “la Grande Distribuzione Organizzata (GDO cioè super e ipermercati) se non ottiene i risultati sperati in un settore in crescita, non è opportuno cercare di cambiare le regole adattandole alle proprie condizioni”. L’ eliminazione della figura del farmacista sarebbe più un danno che un beneficio per la GDO e questo perché il cittadino italiano non vuole il “self service” del farmaco.

Se qualcuno ha intenzione di fare qualcosa di costruttivo per ampliare e non “trasfigurare” una delle poche liberalizzazioni riuscite in questo Paese, si adoperi perché aumentino il numero dei farmaci vendibili senza ricetta medica, (come accade nel resto d’Europa) altrimenti si deve ammettere che la fisiologia degli italiani è diversa da quella dei Tedeschi, Inglesi e Francesi che quotidianamente comprano dal farmacista farmaci che in Italia necessitano di ricetta medica.

Si aumenterebbe così il numero di medicinali disponibili in farmacia e parafarmacie in concorrenza tra di loro ma dietro consiglio di un professionista del farmaco.

Questo sì, significherebbe fare l’interesse generale e non quello particolare.

Leonardo Marchitto

MNLF – FEF

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Parafarmacie: il 56 % degli italiani vuole il farmacista, la FEF e MNLF: “riforma Bersani utile ai cittadini, occorre una riforma con più farmacista, no al modello iperliberista”

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Novembre 4, 2008

Una recente indagine condotta dal Censis su di un panel di 1.000 persone ha evidenziato che per il 56% degli italiani è necessaria la presenza di un farmacista all’interno del punto vendita. Quello che emerge dalla ricerca Censis è quindi perfettamente in linea con quello che le associazioni di Parafarmacie FEF in testa e il MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti) dicono da molto tempo.

La riforma Bersani è il giusto compromesso tra le liberalizzazioni, che hanno portato ad una diminuzione dei prezzi dei farmaci da banco ,aumento dell’occupazione per i giovani farmacisti, e la sicurezza rappresentata dalla presenza del farmacista.

Occorre quindi bloccare il ddl scellerato Gasparri-Tomassini che riduce drasticamente la lista degli OTC /SOP vendibili nelle parafarmacie –esercizi commerciali, ( riportando in farmacia il grosso degli otc) che elimina il farmacista ponendo le basi per il ritorno del monopolio e dei prezzi bloccati delle farmacie.

 

Anche la GDO dovrà rendersi conto che questa proposta è una polpetta avvelenata che nel giro di poco tempo, vuole farla fuori dal settore dispensazione  dei medicinali.

Perdendo il farmacista, i supermercati perdono il principale perno su cui qualificare i propri punti vendita.

Il ddl Gasparri –Tomassini propone un patto a danno delle parafarmacie e a scapito dei consumatori che avranno a disposizione pochi farmaci da banco e solo in confezioni starter cioè con poche unità posologiche. Il rischio è un aumento reale dei costi dei medicinali.

 

Quello che succederà nei fatti sarà:

 

1) meno possibilità di scelta per il paziente, cioè meno principi terapeutici disponibili nelle parafarmacie ( a rischio chiusura), e nei supermercati

2) aumenti di costi per unità posologica, maggior costo relativo al packaging previsto per le confezioni OTC starter. A tale fatto si aggiungerebbe la risposta organizzativa/produttiva delle aziende (diversi packaging, linee produttive nuove ecc…) cioè tutti costi che si scaricheranno poi sui cittadini.

3)un periodo di carenza di prodotti dovuto alla riorganizzazione aziendale dato che produrre medicinali è un operazione relativamente complessa.

 

Una GDO lungimirante lascerebbe perdere le sirene interessate al cassetto immediato e punterebbe all’aumento dei fatturati con il delisting di un certo numero di specialità attualmente a ricetta secondo quanto avviene già nel resto dell’Europa e che molti titolari di farmacia concedono già adesso senza ricetta instillando in molti cittadini la convinzione che molti medicinali siano da banco o comunque ottenibili comunque se si pagano.

 

Domandiamoci è questa la “sicurezza” offerta dal sistema farmacia?

Dopo due anni di riforma Bersani ci sono stati casi di consumismo farmaceutico, come paventava qualcuno interessato a non cambiare nulla?

 

Quindi pare che il modello italiano sia preferito rispetto a quello inglese dove i medicinali sono presenti a scaffale e a libero servizio, con il farmacista relegato in un cantuccio a gestire la farmacia e a “spedire” qualche ricetta.

Che il modello italiano sia preferito lo evidenziava anche uno studio Nielsen per il quale il 78% dei cittadini intervistati non era disponibile a rinunciare al consiglio di un professionista per trovare la soluzione migliore al proprio problema di salute, indipendentemente dal canale d’acquisto

E’ evidente quindi che l’orientamento prevalente è per un sistema di distribuzione del farmaco e dei prodotti salutari che dia ai due canali orientamenti diversi:

 

1) la farmacia più orientata come centro di distribuzione di medicinali (tutte le tipologie) SSN, OTC/SOP ,delisting, parafarmaco, erboristeria ecc…ma sopratutto erogatrice di servizi vari per i pazienti come prenotazioni , analisi ecc…..

2) la parafarmacia più orientata ai farmaci OTC, SOP, MSF ( “medicinali solo farmacista” provenienti dal delisting), omeopatia, erboristeria, fitoterapia e prodotti sanitari (tutti presenti anche in farmacia)

 

Si potrebbe proporre un delisting legato al “consiglio terapeutico” del farmacista individuando, al contrario del ddl Gasparri-Tomassini, non una lista “senza farmacista” ma una lista “con il farmacista” una categoria di medicinali di derivazione prescrittiva che chiede “più professionalità”, il contrario di quanto propone il ddl Gasparri/Tomassini.

 

Un’ipotesi già adottata in Regno Unito, Nuova Zelanda e Australia ove questo tipo di medicinali esistono e sono denominati farmaci “P-Only”, “solo farmacia” in UK o “solo farmacista” in NZ e AU, denominazioni equivalente in quanto in quei paesi ogni laureato e abilitato può aprire una farmacia.

 

Accettando i MSF si attuerebbe una deregulation moderata dalla professionalità, che porterebbe avanti un principio importante per il farmacista, essere partecipe, per un certo numero di molecole, del processo di assunzione del medicinale: un bene particolare che nessuna legge potrà mai trasformare in bene di consumo.

 

Un sistema moderno che è lontano da quello del ddl Gasparri-Tomassini/ Federfarma cioè proporre anche in Italia il peggio dell’esperienza anglosassone cioè la GSL (general sales list) ovvero i farmaci vendibili ovunque e senza farmacista, cosa che in Italia i cittadini non vogliono ma è artificialmente sponsorizzata dagli interessi consolidati.

E’ questa la via iperliberista che si vuole perseguire in Italia?

Noi diciamo di no, al “copia e incolla” e sì alla rielaborazione originale italiana di modelli di dispensazione del farmaco più moderni.

 

Dott. Leonardo Marchitto presidente FEF Marche

MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti) 

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Il ministro Scajola contro il ddl Gasparri-Tomassini:MNLF e FEF inviano l’analisi tecnica del ddl al ministro.

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Ottobre 8, 2008

Dopo le dichiarazioni del Ministro delle Attività Produttive Scajola (leggi in basso), che si è dimostrato contrario alla

Scajola contrario alla proposta Gasparri-Tomassini

Scajola contrario alla proposta Gasparri-Tomassini

controriforma Gasparri-Tomassini sulla vendita dei farmaci da banco, il MNLF e la FEF hanno inviato al ministro l’analisi tecnica del ddl s863 (testo integrale già pubblicato sul Parafarmacia News).Ecco il testo della lettera:

Movimento Nazionale Liberi Farmacisti – FEF

Gentile Ministro dello Sviluppo Economico

On. Claudio Scajola

con riferimento al ddl S863 Gasparri/Tomassini di riforma del settore farmaceutico, ci permettiamo di fornire alla S.V. uno strumento tecnico per evidenziare, aldilà delle dichiarazioni stampa, quali sarebbero le conseguenze se il progetto fosse approvato.

In particolare poniamo in evidenza i seguenti punti:

- immediata cancellazione di oltre 2.000 aziende (parafarmacie)

- innalzamento dei costi pubblici per la spesa farmaceutica del S.S.N.

- apertura di contenziosi a livello nazionale ed europeo

E’ ad avviso dello scrivente che l’immediato ritiro dello stesso disegno di legge sarebbe la cosa più saggia da fare per ridare certezza ad un settore cresciuto tra mille difficoltà strutturale che non può continuare a vivere in una perenne incertezza.

Se lo riterrà opportuno siamo a completa disposizione per spiegare direttamente alla S.V. i contenuti del progetto e la situazione del settore

Cordiali saluti

MNLF/ FEF – Uff. di Presidenza

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(AGI) – Roma, 7 ott. – “Sono assolutamente contrario alla proposta parlamentare che annulla la liberalizzazione dei farmaci da banco”. Questa la dichiarazione che il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha fatto oggi pomeriggio durante l’incontro con le Associazioni dei consumatori, rispondendo a una domanda del Presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) Antonio Longo sui motivi che hanno portato alla proposta Gasparri tendente ad azzerare gli effetti delle liberalizzazioni dei farmaci da banco. Longo ha chiesto al Ministro se era d’accordo con una proposta “che farebbe chiudere oltre 2.000 tra parafarmacie e corner farmaci della Grande Distribuzione Organizzata e che ha creato oltre 3.000 posti di lavoro. Un altro effetto molto positivo della liberalizzazione del settore e’ stata la riduzione dei prezzi dei farmaci da banco del 10-20% anche nelle farmacie, costrette a farlo dalla concorrenza delle parafarmacie”. Scajola ha ribadito: “Si tratta di una proposta parlamentare alla quale sono assolutamente contrario”. (AGI)

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Parafarmacie come Alitalia: 5000 “Esuberi”

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Settembre 12, 2008

parafarmacie-rischio-chiusura-sole24-ore-sett-2008

Riceviamo dal MNLF e dalla FEF e gentilmente pubblichiamo 

Mentre Il Governo cerca una soluzione per i dipendenti Alitalia, 5000 lavoratori e le relative famiglie rischiano di perdere il proprio posto di lavoro se fosse approvato il disegno di Legge Gasparri/Tomassini sul sistema farmaceutico italiano (S. 863).
Nel palese intento di cancellare il Decreto Bersani, il progetto prevede di riportare sotto il controllo delle farmacie tutti i farmaci oggi venduti nelle parafarmacie, lasciando ai supermercati una quantità esigua di medicinali costituiti da un numero ridotto di unità posologiche, vendibili senza la presenza del farmacista e poste negli scaffali per il self-service.

 

La proposta, presentata da due dei più strenui oppositori del Decreto Bersani, si propone di riportare sotto il controllo corporativo delle farmacie tutto ciò che in questi ultimi anni è stato ottenuto in fatto di concorrenza e risparmio per i cittadini.
Le conseguenze sarebbero, oltre alla chiusura di oltre 2000 parafarmacie, la cancellazione della libera scelta del cittadino, l’annullamento della possibilità di risparmio sull’acquisto dei farmaci e un forte ridimensionamento della consegna diretta di alcune tipologie di farmaci ad alto costo da parte delle strutture ospedaliere e delle ASL.
Un ritorno feudale al binomio farmaco-farmacia che sarebbe pagato a caro prezzo da tutta la popolazione con una perdita sensibili di posti di lavoro e un aumento della spesa sanitaria.

 

Nell’assordante silenzio della Federazione degli Ordini dei Farmacisti si consuma l’arrogante ritorno del monopolio delle farmacie che, dimenticando la propria campagna inscenata sui pericoli dei farmaci venduti fuori della farmacia, opera una conversione di 360 gradi permettendo la vendita de medicinali anche nei tabaccai per l’accoppiata farmaci-fumo e nei bar per quella farmaci-alcool.

 

Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e la Federazione Esercizi Farmaceutici chiedono l’immediato ritiro del disegno di legge, assicurando che in caso contrario problema sarà sollevato davanti alla Corte Costituzionale, alla Comunità Europea e alla Corte di Giustizia.
Inoltre, sarà aperta una causa risarcitoria contro il Governo italiano perché lo stesso non può “giocare” sulla pelle dei cittadini consentendo prima una parziale liberalizzazione del settore per poi cancellare tutto al cambio di coalizione. Un Paese moderno guarda avanti e non, come sempre più spesso accade in Italia, indietro alla ricerca costante di difendere gli interessi particolari di pochi a danno di quelli generali della maggior parte della popolazione.

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