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Il Presidente della Provincia di Macerata: “parafarmacie a rischio, difendiamole”

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Novembre 18, 2008

Commento di ParafarmaciaNews: L’intervento del Presidente della Provincia di Macerata Silenzi, ci fa molto piacere ed apprezziamo l’acutezza dell’analisi sulla situazione. La sua preoccupazione è anche rivolta (giustamente pensiamo) al costo della vita che le parafarmacie hanno contribuito a limitare…..cosa sempre utile in vista del periodo di crisi che attraversiamo. Una cosa va notata, l’intervento di Silenzi è solo la punta dell’iceberg di un opposizione alla Gasparri-Tomassini che viene dal basso, iniziano infatti ad aumentare i comuni ed enti locali che approvano mozioni come quelle promosse dalla provincia di Macerata.

LM

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2188-silenziDal Resto del Carlino Macerata, 13 novembre 2008 - I Senatori Gasparri e Tomassini hanno presentato il ddl per “disposizioni normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico”.
I contenuti dello stesso tendono a metter in forte difficoltà l’esperienza delle ‘parafarmacie’ che, attraverso la vendita dei farmaci da banco negli esercizi commerciali prevista all’interno delle liberalizzazioni proposte dal Ministro Bersani, è stata certamente utile ai cittadini non solo per una maggiore diffusione dei punti di vendita di questi prodotti, ma soprattutto per contenere i costi favorendo un regime di positiva concorrenza.

Il presidente della Provincia di Macerata Giulio Silenzi contesta il disegno di legge presentato dai senatori del Pdl: “Partendo da questa constatazione, mi sembra necessario contrastare il ddl difendendo così l’attività delle parafarmacie sul territorio e di conseguenza difendendo i redditi delle famiglie e di alcuni ceti in difficoltà, duramente colpiti dalla attuale crisi economica.

Il ddl, infatti, tende a ridurre drasticamente il numero di confezioni di farmaci da banco vendibili nelle parafarmacie, ristabilendo di conseguenza il sostanziale monopolio di cui godevano le farmacie anche per gli alimenti speciali e gli ausili sanitari. La prima conseguenza di questa situazione sarebbe il licenziamento dei farmacisti dipendenti dei supermercati e delle parafarmacie, stimati in circa 2500 unità.
Del tutto inefficace dal punto di vista occupazionale sarebbe la limitazione del quorum di popolazione per l’istituzione di nuove farmacie, infatti in sostanza il numero delle nuove farmacie sarebbe assolutamente limitato e nella sostanza si ridurrebbe ad un riassorbimento delle farmacie soprannumerarie presenti.

Partendo da queste considerazioni ho sollecitato i parlamentari della regione ad adoperarsi perché ci sia una forte opposizione al ddl dei senatori Gasparri e Tomassini, per difendere contemporaneamente una delle liberalizzazioni volute dal Ministero Bersani e la possibilità dei cittadini di avere una maggiore distribuzione dei farmaci da banco ed un abbassamento del loro costo”.

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Per il canale parafarmacie riforme condivise:pubblicata lettera della FEF su Farmacia News

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Ottobre 8, 2008

Riportiamo il testo della lettera pubblicata integralemnte sul numero di ottobre 2008 di Farmacia News. Come vedrete è una lettera improntata alla volontà di individuare riforme condivise e che faccia sviluppare il canale parafarmacie nel nostro paese e contro proposte “iper” conservatrici o “iper” liberali, in modo tale che chi ha intrapreso un’attività commerciale possa tranquillamente programmare il proprio fututo professionale ed imprenditoriale.

LM

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Gentile dottoressa,

ho letto con interesse il suo editoriale su Farmacia News n°8 settembre 2008, leggo sempre i suoi editoriali e non condivido sempre le sue idee, ma questa volta si, mi sembrano idee giuste ed equilibrate, tra l’altro confortate dalla vostra inchiesta che vede nella stragrande maggioranza (il 76%) i colleghi favorevoli a mantenere il binomio farmaco-farmacista.

I farmacisti tutti (urbani, rurali e non titolari) sembrano presi da un profondo smarrimento da una lotta senza tregua tra “iper”liberali e “iper”conservatori, continuando così si favorirà solo gli “iper”mercati trasformando il farmaco (anche quello senza ricetta) in quello che non potrà mai essere: cioè un prodotto da mass market.

Di questo ne è perfettamente cosciente l’industria farmaceutica dei farmaci di automedicazione (ANIFA) che anche recentemente ha sempre ribadito la nesessità del medico e del farmacista per lo sviluppo di un automedicazione responsabile.

Concordo con lei le parafarmacie hanno avuto un ruolo in questi anni infatti, hanno colmato i vuoti che la pianta organica non è stata in grado soddisfare ( tenga conto che molte parafarmacie sono proprietà di titolari di farmacia) ma aggiungerei che hanno determinato una riduzione dei prezzi sui medicinali ( si veda una recente ricerca di Altroconsumo) smentendo inoltre chi tra gli “iper” conservatori parlava di consumismo farmaceutico prima della riforma Bersani.

E, cosa a mio avviso importante, hanno il merito di aver fatto capire ad una categoria che storicamente non è abituata che il confronto delle capacità, delle idee e, perché no, della professionalità, in poche parole della concorrenza,  non sono valori negativi.

Siamo dunque ora di fronte (parlo del Ministro della Salute) ma ancora di più Gasparri e Tomassini, autorevoli esponenti dei partiti di governo e vicini a Federfarma, che al Senato con il ddl  n° 863 progettano l’eliminazione del farmacista per la vendita degli OTC.

Questa proposta ricorda tanto quella “iper”liberale n° 989 del 30 maggio 2006 tra l’altro a firma dei radicali Poretti, D’Elia, Capezzone e altri ed appoggiata dall’ ADUC anche li si proponeva di eliminare il farmacista nella vendita di SOP e OTC, come si vede gli “iper” in versione conservatrice o liberale si ritrovano sempre nei momenti che contano.

Credo insieme a lei che la nostra categoria abbia ora bisogno di riprendere nelle proprie mani le sue sorti senza provocazioni per nessuno, c’è bisogno di costruire non di bombardare, con l’aiuto di qualcuno interessato, l’architettura della dispensazione del farmaco nel nostro paese.

Concordo con lei: la colonna di questa architettura è il farmacista ovunque sia presente (in farmacia, in parafarmacia che nei corner GDO) e da qui che bisogna partire per una discussione realistica e seria per governare i processi di riforma del settore che volenti o nolenti occorrerà fare, le cose cambiano: non restano immutabili nel tempo.

Quali processi? Provo ad elencarli:

·         Il processo degli “switch” di un certo numero di farmaci attualmente con ricetta a farmaci di automedicazione. Lo richiede il buon senso del lavoro pratico di farmacista, lo chiedono i cittadini che vogliono avere un maggior numero dei farmaci disponibili rapidamente e dietro consiglio, lo richiedono le aziende (si veda le posizioni dell’ANIFA) dato che è  oggettivamente difficile sostenere che farmaci che sono all’estero senza ricetta in Italia devono avere la prescrizione (a volte elusa diciamocelo). Ma Britannici Tedeschi o Francesi hanno una fisiologia diversa dalla nostra? Il sub-emendamento Banti al famoso emendamento D’Elia sulla fascia C può essere una risposta in tal senso

·         La questione della “proprietà delle farmacie in capo solo a farmacisti” che vede i grossi gruppi di distribuzione pronti ad aggredire il mercato

·         La riforma dei concorsi per farmacie, le situazioni di mancata attuazione della pianta organica soprattutto al sud è ormai insostenibile, occorre dare un valore al lavoro di farmacista in parafarmacia, come viene fatto per quello di collaboratore o direttore di magazzino farmaceutico. Occorrono meccanismi trasparenti ed automatici senza burocrazie, non sanatorie ne per le farmacie ne (come sostiene qualcuno emulando qualche titolare) per le parafarmacie.

·         L’allargamento del “Tavolo sulla farmaceutica” anche alle rappresentanze delle parafarmacie, cosa che fino adesso è stata esclusa dai titolari di farmacia e ministri compiacenti. Una cosa ovvia se si vuole governare le riforme necessarie.

Una FOFI saggia, che ha mostrato fino adesso un silenzio assordante, si opporrebbe alla proposta Gasparri-Tomassini pena la sua trasformazione genetica in qualcosa d’altro un ibrido (FederFOFI?) completamente delegittimato agli occhi della maggioranza degli iscritti agli Ordini che, lo ricordo, sono presenti anche nelle parafarmacie e nei corner.

Spero che partendo da punti di vista diversi ci si possa incontrare.

Per questo le sue parole sono utili e credo che la sua rivista possa essere il forum dove dibattere e dico chiaramente “realizzare” le riforme concordate che il mondo della dispensazione del farmaco ha bisogno nel nostro paese.

Dott Leonardo Marchitto

Federerazione Esercizi Farmaceutici – Regione Marche

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Analisi tecnica del ddl Gasparri-Tomassini ovvero: i meandri dei cavilli spiegati e commentati

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Settembre 26, 2008

Riceviamo dal MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti) e volentieri pubblichiamo questa analisi tecnica dell’articolato del ddl Gasparri -Tomassini leggendola attentamente, con l’aiuto del testo del disegno di legge Gasparri-Tomassini è tutto molto chiaro:

LM

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Il ddl Gasparri/Tomassini deve essere letto da un punto di vista tecnico intersecando gli articoli e i commi al fine di rendere visibile il risultato e i relativi provvedimenti che ne scaturiscono.

comma 6 – Art. 1 comma 8 – Art. 1 comma 9 – Art. 9 comma 1

Con queste indicazioni nella sostanza vengono introdotte le confezioni “starter”, ovvero confezioni con un numero limitato di unità posologiche (numero di compresse, supposte ecc. Es. Aspirina oggi in commercio da 10 cpr effervescenti, domani da 5 compresse) che sono vendibili al di fuori della farmacia senza la presenza del farmacista. L’AIFA stilerà una lista di principi attivi (quindi inferiore a quella relativa agli OTC e SOP attualmente vendibili fuori dalla farmacia) che potranno essere venduti in esercizi diversi dalle farmacie. In pratica questi farmaci potranno essere venduti non solo nei supermercati e posti direttamente negli scaffali per il self-service, ma potranno essere venduti praticamente in tutti gli esercizi, non esclusi bar (alcool- medicine) e tabaccherie (tabacco – medicine), nonché potranno essere venduti anche nei distributori automatici. E’ chiaro che i produttori non potranno mantenere lo stesso rapporto costo/numero di unità posologiche, e le confezioni starter avranno in proporzione al numero delle compresse o altro presente nella confezione un costo maggiore di quelle attualmente presenti nelle parafarmacie e supermercati.

L’art. 9 comma 1 toglie qualsiasi dubbio circa la sorte degli altri SOP e OTC attualmente dispensati alla presenza del farmacista sia nei supermercati che nelle parafarmacie: tutto ciò che non rientra nella lista stilata dall’AIFA non potrà essere venduto fuori dalla farmacia. Dall’elenco dei farmaci vendibili fuori dalla farmacia sono esclusi tutti quelli che hanno necessità di essere conservati in frigorifero (es. fermenti lattici) e quelli che hanno una validità inferiore a 18 mesi.

Art. 1 comma 2

Anche i presidi medico-chirurgici e gli alimenti speciali (es. prodotti per celiaci senza glutine o aproteici per neuropatici) a carico del SSN. Potranno essere venduti solo nelle farmacie. Attualmente in molte regioni tali prodotti possono essere venduti anche nelle parafarmacie con un rapporto d convenzione con l’A.S.L. questo per rendere più agevole il reperimento da parte dei cittadini ed innescare forme di concorrenza e quindi abbassamento del prezzo.

Art. 1 comma 11

L’unificazione del quorum tra i comuni di piccole e grandi dimensioni (oggi una ogni 5000 abitanti nei comuni al disotto dei 12500 abitanti e 1 ogni 4000 abitanti nei comuni al sopra dei 12500 abitanti) porterà all’apertura di pochissime farmacie, questo perché esistono già nel territorio italiane numerose farmacie sopranumerarie, ovvero farmacie aperte in deroga al criterio della popolazione o che continuano ad operare magari vi siano stati spostamenti della popolazione. Bene, queste farmacie attraverso una unificazione del quorum sarebbero riassorbite nel criterio della popolazione, quindi nessun nuovo esercizio verrebbe aperto. Da una nostra precedente indagine (in allegato), con un simulazione a quorum di 3800 abitanti (quindi ulteriormente inferiore a quello proposto) risultava che nei comuni con popolazione maggiore (metropoli) si sarebbero potute aprire appena 5 nuove farmacie, mentre nei comuni capoluogo di provincia (in allegato) si sarebbero potute aprire in totale 78 nuove farmacie. Mentre il risultato totale su tutto il territorio nazionale ( con quorum a 3800 abitanti) non più di 300 nuove farmacie, prendendo in considerazione anche quei comuni con popolazione esigua, dove molto probabilmente il concorso per l’assegnazione andrebbe deserto.

Art 1 comma 12

Mentre il decreto Bersani aveva ristretto il tempo necessario per ereditare una farmacia, quando i naturali eredi non hanno i titoli per diventare titolari, questo ddl lo allunga riavvicinando il termine (cinque anni) a quello precedente al provvedimento del luglio 2006.

Art. 1 comma 15

L’anzianità di servizio per poter partecipare ad un concorso per sedi farmaceutiche in comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti viene differenziato da quello degli altri comuni, servono 5 anni d’iscrizione all’albo, come se una farmacia che opera in questi centri avesse modalità operative, tecniche e professionali diverse. Chiaro è l’intento di produrre nuove artificiose barriere.

Art. 1 comma 20 – Art. 1 comma 22 punto b), d), g)

Mentre si fa credere ai titolari di parfararmacia che il servizio prestato nei propri esercizi verrà valutato come quello di direttore di farmacia (due anni) nel concorso straordinario a cui non potranno partecipare i titolari di farmacia urbana (ma i loro figli sì, anche se soci della farmacia del padre), allo stesso tempo si permette la partecipazione dei titolari di farmacia a cui si assegna una valutazione del punteggio per i titoli maggiorato del 30 % del punteggio, con buona pace dei titolari di parafarmacia e di tutti i farmacisti non titolari che non potrebbero automaticamente vincere il concorso stesso. Inoltre appaiono di dubbia laicità rispetto alle norme costituzionali e a quelle del Trattato europeo sia il limite di quaranta anni per l’assegnazione delle farmacie rurali che quello dei sessantacinque anni per le altre farmacie. Il provvedimento di aumentare il punteggio del 30% a chi è titolare di farmacia rurale andrebbe sicuramente incontro al veto della Commissione Europea, questo perché semplicemente la farmacia rurale, così intesa come tipologia all’estero non esiste e di conseguenza i cittadini UE non italiani che volessero partecipare ad un concorso nel nostro Paese sarebbero svantaggiati in partenza al pari dei farmacisti non titolari. Dello stesso avviso è stato il Consiglio di Stato con un parere espresso su richiesta del Presidente della repubblica.

Art. 2 comma 6

Mentre oggi il titolare di una farmacia che si assenti per un periodo significativo deve nominare un direttore responsabile per il tempo necessario, con questo comma tale obbligo viene meno introducendo la responsabilità oggettiva del dipendente laureato che non viene risarcito per il compito svolto e contemporaneamente si trova con un carico di responsabilità maggiori da cui il titolare è affrancato. Con questo comma viene introdotta la “titolarità a distanza”, essendo praticamente possibile per il titolare di farmacia recarsi nell’esercizio per un numero di ore e giorni limitato.

Art. 3

Con questo articolo s’introduce la possibilità di aprire delle vere e proprie “filiali”, sedi farmaceutiche anche importanti (con 1200 abitanti si vive dignitosamente) sottratte ai concorsi ed assegnate alla farmacia più vicina. Non solo, la filiale potrebbe addirittura essere finanziata dal Comune con un contributo sino a 6000 euro!!!!

Art. 6

Appare quanto mai retorico parlare con questo articolo di libera scelta del cittadino.

Art. 8

A questo articolo bisogna fare molta attenzione perché conporterebbe sostanzialmente un aggravio sulla spesa sanitaria nazionale.

Si tratta di un articolo che cerca di riportare in farmacia privata farmaci che attualmente vengono distribuiti per il tramite delle Farmacie territoriali o ospedaliere del  SSN, così come avviene per le malattie rare, per la fibrosi cistica ecc. Secondo questo comma la distruibuzione ospedaliera dovrebbe essere un’eccezionalità o solo al momento della dimissione. ( In particolare il comma 1  il Decreto Lg.svo 124 art. 5, citato,  individua le malattie croniche, invalidanti e  rare che danno diritto all’esenzione);

Ancora più impatto ha il disposto del comma  2 del Disegno di  Legge di Tomassini  e Company in cui si dice che trascorsi 24 mesi dalla  immissione in commercio la distribuzione per conto deve cessare perché i prodotti devono rientrare nel normale circuito delle farmacie.

Basta guardare il PHT ( secondo il sole 24 0re  tutti ammontano a 2000) per capire che i prodotti di commercializzazione recente ( meno di 24 mesi )sono marginali, questo vorebbe dire  un notevole aggravio per le casse pubbliche.  Se a questo si aggiunge che nel comma 1 del Disegno si dice che le ASL devono provvedere a fare gli accordi con le farmacie private per la distribuzione per conto il cerchio si chiude.

Ricapitolando: la distribuzione diretta per malattie croniche e rare deve cessare e passare al normale circuito delle farmacie convenzionate

La distribuzione diretta deve  essere superata (  e limitata solo alla dimissione ) a favore della distribuzione per conto che diventa vincolante per tutte le ASL.

La distribuzione per conto non può comunque valere per farmaci in commercio da oltre 24 mesi!

Fornisco di seguito alcune informazioni ricavate dal sole 24 ore sanità ( 2-8 settembre)  in cui si dice ( pag16 ) che ” la Corte dei Conti arebbe rilevato mancati risparmi per 28 milioni nella distribuzione dei medicinali da parte delle ASL Liguri: a tanto ammonterebbe, secondo i magistrati, il risparmio ottenuto, dal 2000, se le Asl avessero privilegiato la distribuzione diretta al posto di quella ” in nome e per conto”così come sollecitato dalla regione. Sulla base di questi rilievi l’assessore alla sanità ligure ha riconfermato la distribuzione per conto ( abbassando  di 3 punti la remunerazione ai farmacisti, però poi nello stesso articolo parla di  6 euro a confezione al netto dell’IVA! invitando a potenziare la distribuzione diretta a tutte le ASL, sulla base di quello che fa l’ASL 1 di Imperia che dal 2002 distribuisce tutto in forma diretta ed è presa a modello in tutta italia….”

Con l’attuale sistema le ASL possono stabilire direttamente accordi con i produttori per farmaci ad alto costo, anche attraverso delle aste, poi questi farmaci vengono distribuiti direttamente o attraverso le farmacie a cui viene riconosciuto un contributo per l’atto della dispensazione. Con questo ddl tale processo sarebbe interrotto e le ASL dovrebbe concordare le modalità con le organizzazioni sindacali Federfarma, Assofarm, Famindustria ecc, alla faccia della concorrenza.

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Liberalizzazioni e parafarmacie: i radicali cambiano politica e appoggiano il ddl corporativo di Gasparri-Tomassini

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Settembre 24, 2008

La lettera in basso è stata inviata al segretario, al presidente, ai deputati e senatori Radicali in Parlamento (vedi in basso)

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Dopo qualche ora l’on Bernardini ha replicato con la lettera sottostante:

Confermo che, per quanto mi riguarda, sono per sostenere pienamente la posizione di D’Elia (come ho fatto da Segretaria di Radicali Italiani), unica in questo momento che può mantenere un minimo di liberalizzazione/regolamentazione.
Rita Bernardini

Ce ne rallegriamo e ringraziamo, ma il resto dei deputati e Senatori Radicali chi appoggiano l’ On. Bernardini o la Sen. Poretti?

La  segreteria della Sen. Poretti ha risposto il 25/09/08:

Gentile dott. Leonardo,
per il momento non e' prevista nessuna calendarizzazione
del ddl Gasparri ne alla Camera ne' al Senato.
La senatrice Poretti sosterrà con entusiasmo il
ddl, tanto che lo presenteremo come radicali anche al senato.
Il ddl è scritto dai liberi farmacisti.
Ma la senatrice non intende comunque abbandonare quella battaglia
che da sempre ha sostenuto,
prima di Bersani e in parte contro Bersani, della possibilita'
di venedere i farmaci sop e otc
senza l'obbligo della presenza del farmacista.
Cordiali saluti.
Segreteria Senatrice Donatella Poretti
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Gentile Segretario e On e Senatori eletti del Partito Radicale in Parlamento,

Vi scrivo come responsabile regionale Marche e componente della FEF ( Federazione Esercizi Farmaceutici) associazione nazionale di titolari di parafarmacia ( legata al MNLF Movimento Nazionale Liberi Farmacisti) esercizi commerciali nati dopo le liberalizzazioni di Bersani.

Ora noto che i Radicali hanno cambiato politica, e i motivi li spiego in basso.
La liberalizzazione in tema di farmaci da banco ( che ha fatto nascere le 2500 parafarmacie e con consistenti sconti sui medicinali fino al 30 %) è forse una delle poche liberalizzazioni che rimane ancora intatta, dopo che quella tassisti, della class action e altre sono state imbrigliate dal Governo in carica.

Ancora per poco però, perche Gasparri –Tomassini del PDL in un ddl (disposizioni…normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico ” n° 863 del 1° luglio 2008. vedi allegato) propongono in commissione Sanità Senato una norma che in breve vuole:
1. rafforzare il monopolio delle farmacie sui farmaci, presidi e prodotti sanitari aumentando il numero dei farmaci di loro esclusività
2. distruggere la concorrenza delle parafarmacie, permettendo la vendita di farmaci senza ricetta anche in assenza del farmacista che ( insieme alle farmacie rurali) sarebbero le più vulnerabili all’attacco di tabaccherie (accoppiata farmaci e fumo), spacci alimentari, bar (accoppiata farmaci ed alcool), edicole……..e contestualmente
3) favorire il licenziamento dei circa 2500 farmacisti dipendenti della GDO che sommati alla chiusura delle parafaramcie indipendenti porterebbe la cifra degli “esuberi” a 5000 unità
Ma la cosa più sorprendente è che, mentre Bersani e Bubbico in comunicati stampa e in TV ( dibattito a Ballarò trà Bersani-Gasparri) si sono dimostrati contro questo disegno iperliberista e corporativo La Senatrice Poretti ( vicina all’ADUC, eletta nel PD ma radicale e presente in commissione sanità senato) ha intenzione di appoggiare il ddl Gasparri-Tomassini…distruggendo il lavoro fatto da D’Elia.
La stessa senatrice presenterebbe contestualemnte ( pannicello caldo) un progetto di legge che preveda la possibilità per le parafaramacie di vendere tutti i medicinali ….(cosa auspicabile, perché noi siamo per la libera professione) ma che nell’attuale situazione politica e di composizione della commissione Senato dove al PDL mancano uno o due voti per far approvare il progetto, risulta essere una mazzata reale per la sopravvivenza delle parafarmacie.
Infatti sarà facile per il PDL( con l’aiuto dei Radicali) far passare il progetto Gasparri e poi bocciare sonoramente il secondo progetto( che non ha maggioranza) della Sen Poretti stessa.
In bereve la Poretti rischia di essere il cavallo di troia per cui il PDL( appoggiato dai titolari di farmacia e con il silenzio colpevole della FOFI) vuole far approvare l’eliminazione delle parafarmacie in Italia
Per questo vi chiedo di cambiare politica seguire la politica che D’Elia, Zamparutti e latri radicali hanno avuto fino a poco tempo fa.

Dott. Leonardo Marchitto
FEF – MNLF

Dichiarazioni Poretti:dal sito ADUC 23-9-08 riportato anche da agenzie stampa
Dopo il successo che la vendita di farmaci senza ricette sta avendo nelle parafarmacie e la sperimentazione sul campo, e’ evidente che per vendere questo tipo di medicinali la presenza del farmacista e’ inutile oltre che un ostacolo ai diritti dei consumatori. La diffusione dei farmaci da banco e’ limitata proprio per quei farmaci di piu’ frequente uso: perche’ non poter acquistare un farmaco a base di ibuprofene (contro il mal di testa) in una stazione di servizio lungo l’autostrada, che sicuramente non si attrezzera’ mai con un farmacista per avere un angolo con questi prodotti? In questo senso va parte del disegno di legge presentato dal sen. Maurizio Gasparri, che trova il nostro appoggio visto che si riferisce anche ad una proposta di legge che, nella passata legislatura, con la nostra collaborazione era stata presentato dal deputato Donatella Poretti e altri (1) e che in questi giorni ripresenteremo.
La cosa importante, pero’, e’ non fermarsi a questi aggiustamenti della “rivoluzione Bersani” della scorsa legislatura, ma andare oltre, interpretando quelle che sono le esigenze dei consumatori, sempre piu’ consapevoli dopo questi primi anni di rodaggio del superamento del monopolio delle farmacie.
Per questo, sempre con la sen. Donatella Poretti, stiamo preparando un disegno di legge che prevede la vendita di farmaci con ricetta anche nelle parafarmacie. Non si capisce perche’ la presenza di un farmacista non debba essere sufficiente a garantire l’erogazione di un prodotto con prescrizione; forse un farmacista e’ piu’ affidabile quando e’ in farmacia e non quando e’ in un altro tipo di presidio sanitario?
Due provvedimenti che riteniamo importanti: se da un lato servono a rompere il monopolio delle farmacie su alcuni prodotti senza levare nulla alla professionalita’ dei farmacisti, dall’altro garantiscono la piu’ ampia apertura di un mercato ancora nella fase della puberta’ e, per questo, non ancora scrostato di tutti gli impedimenti che favoriscono qualita’, economicita’ e scelta dei consumatori.

bonino_e@posta.senato.it

perduca_m@posta.senato.it

poretti_d@posta.senato.it

bernardini_r@camera.it

beltrandi_m@camera.it

farinacoscioni_m@camera.it

mecacci_m@camera.it

turco_mrz@camera.it

zamparutti_e@camera.it

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Parafarmacie: l’ultima trincea delle liberalizzazioni in Italia

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Settembre 22, 2008

Lettera inviata al Blog Italians di Beppe Severgnini

Caro Severgnini,

come sa purtoppo l’Italia è capovolta, cioè chi è di centro-destra dovrebbe in tutti modi , entro delle regole minime giustificate e razionali, favorire la libera iniziativa economica come pure la libera professione, ma in Italia non è così.

Per qualcuno libertà economica vuol dire solo libertà di iniziativa solo per chi è già sul mercato questo si chiama corporativismo, un aspetto della poca democrazia che vige oggi nel nostro paese.

Così è toccato due anni fa al “comunista” Bersani dare una timida ventata alle liberalizzazioni in Italia aumentando per decreto la concorrenza in tema di professionisti, farmaci, taxi, mutui, telefoni ec…….

Ma come ha detto Roberto Mazzotta “ gli italiani sono favorevoli alle liberalizzazioni degli altri” e quindi :

a) i tassisti si sono rivoltati ( con appoggio del centro destra che dovrebbe essere liberale ma opera in modo corporativo)

b) la portabilità del mutui è stata pian piano riassorbita in un intreccio che ne è annullato gli effetti

c) la class action è stata bloccata è sarà imbrigliata con il tempo

Gli unici “residui” delle liberalizzazioni sono la tassa sulle ricariche ( improbabile da recuperare) e le parafarmacie.

Sono ormai queste ultime, che hanno causato la riduzione dei prezzi dei farmaci senza ricetta fino al 20-25 %), una delle poche bandiere residue delle timide liberalizzazioni Italiane….ma anche qui ci hanno pensato Gasparri e Tomassini (spalleggiati dai titolari di farmacie e con il silenzio complice degli ordini) che con un ddl vogliono: ridurre il numero di farmaci da banco da far vendere alle parafarmacie, eliminare la presenza del farmacista ( si parla di circa 5000 esuberi) e aumentare il monopolio delle farmacie  su farmaci, parafarmaci e aumentando la distanza imposta tra una farmacia e l’altra……..…….. perfetto!

La fine delle parafarmacie sarebbe quindi il completamento dell’operazione di smantellamento delle liberalizzazioni in Italia.

Difendendole si difende un principio, il principio della libertà economica e professionale nel nostro paese.

Leonardo Marchitto (FEF)

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Bersani a Ballarò accusa il ddl Gasparri sulle parafarmacie di essere anti-liberalizzazioni

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Settembre 17, 2008

parafarmacie-rischio-chiusura-repubblica-sett-2008 

Bersani a Ballarò difende le parafarmacie

Bersani a Ballarò difende le parafarmacie

Interessante battibecco tra Bersani e Gasparri nella puntata di ieri sera a Ballarò dove

poche argomentazioni contro accuse Bersani

Gasparri: poche argomentazioni contro accuse Bersani

tra gli altri temi di attualità (Alitalia, scuola, ICI ecc…) si è parlato di parafarmacie e del ddl Gasparri-Tomassini.

Bersani, che ha dimostrato perfetta conoscenza della situazione, ha accusato Gasparri di proporre una controriforma nel settore dei farmaci dicendo…….”mentre io sono stato sempre a favore per un aumento del numero di farmaci vendibili nelle parafarmacie, aumentando così il ruolo dei parafarmacisti……tu (Gasparri ndr) fai una proposta che aumenta il monopolio delle farmacie….”

Gasparri lo ha interrotto dicendo “……ma se tu hai sempre voluto aiutare le Coop….!”

Bersani ha replicato “…e qui ti voglio Gasparri….tu non leggi neanche quello che scrivi!….Con la tua proposta di legge vuoi far ritornare il monopolio delle farmacie che sarebbero le uniche ad avere i laureati, vuoi eliminare il farmacista per la vendita dei farmaci da banco e cosi favorisci anche la Coop che licenzierà i farmacisti che ha assunto per poter vendere poche medicine senza ricetta e senza l’assistenza del farmacista….”

Gasparri non ha replicato……

Commento di ParafarmaciaNews: Bravo Bersani che ha capito esattamente il nocciolo del problema….., siamo d’accordo con lui…la Coop è avvisata……ma soprattutto è avvisata anche l’altra GDO quella vicina politicamente al centro destra che non ha mai investito nelle parafarmacie nei suoi supermercati, non ha assunto un solo farmacista……e pretende forse ora di vendere una manciata di farmaci da banco in confezione starter…….

Che ne pensate?

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Farmaci senza farmacista, pdl Gasparri-Tomassini:“supermonopolio” per farmacie, iperliberismo per i farmacisti rurali, caos per la distribuzione intermedia.Dai farmaci senza ricetta ai “farmaci da drogheria” (..pigliate tre pastiglie… pigliate tutta a scatola …siente a mme.. )”

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Agosto 29, 2008

Renato Carosone "....pigliate na pastiglia siente a mme...pigliate tutta a scatola siente a mme"

Renato Carosone " ...pigliate tre pastiglie siente a mme.....pigliate tutta a scatola siente a mme..."

In fondo c’era d’aspettarselo se il ministro della Salute e Walfare Sacconi dice che “ non vede la necessità della presenza del farmacista nella distribuzione dei farmaci da banco” (alla faccia di quelli che studiano e insegnano nelle facoltà di Farmacia) qualcuno doveva pur tramutare in progetto di legge questa idea diciamo così “strana”.

L’accoppiata è composta da due senatori del PDL Gasparri e Tomassini (presidente della commissione Sanità Senato) che hanno presentato il pdl “ disposizioni…normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico ” n° 863 del 1° luglio 2008.

Si tratta di 9 articoli, molto sibillini in pieno stile prima repubblica e forse frutto di accordi sottobanco tra GDO e Federfarma, con il silenzio complice della FOFI.

Gli articoli sono tutti indirizzati a:

1. rafforzare il monopolio delle farmacie sui farmaci, presidi e prodotti sanitari

2. distruggere la concorrenza delle parafarmacie, permettendo la vendita di farmaci senza ricetta anche in assenza del farmacista e di conseguenza mettere in difficoltà le farmacie rurali che sarebbero le più vulnerabili all’attacco di tabaccherie, spacci alimentari, bar, edicole……..

Ma vediamo nello specifico quali sono gli strumenti ipotizzati per l’attuazione di questo obiettivo.

1) Rafforzamento del monopolio delle farmacie su farmaci e prodotti sanitari

L’articolo 1 comma 1 parla chiaro “ …..la distribuzione sul territorio delle specialità medicinali è riservata alle farmacie aperte al pubblico……” cioè si ribadisce il monopolio tranne per i farmaci SOP e OTC (si veda il punto 2 successivo)

Il comma 2 dello stesso articolo crea la prima parte del “supermonopolio” per le farmacie e cioè “…la distribuzione dei presidi medico- chirurgici, prodotti sanitari, alimenti speciali e di ogni altro prodotto parafarmaceutico…. (che non hanno bisogno di ricetta medica in quanto non farmaci , per giustificarne l’erogazione da parte del SSN ..ndr) …. è riservata in via preferenziale alle farmacie……”

Ma perché? Quale è l’esigenza “sanitaria” di questo ulteriore supermonopolio?

Perchè non porre sullo stesso piano anche gli altri esercizi commerciali e parafarmacie da convenzionare con il SSN, come hanno già fatto per i prodotti per celiaci le regioni Campania, Emilia-Romagna, Friuli ed Umbria ?

Vediamo la seconda parte del “supermonopolio

L’articolo 1 comma 11 punto a) dice “ ..il numero delle farmacie è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 4000 abitanti………….nei centri abitati con popolazione residente superiore al 100.000 il numero delle autorizzazioni può essere aumentato del 10 %……….le regioni possono emanare norme che prevedano, per il 10 % delle farmacie istituite in deroga ai criteri di revisione ordinaria…….…il collocamento delle farmacie all’interno di grandi strutture commerciali con superfice di vendita superiore ai 10000 metri quadrati o con affluenza media superiore alle 5000 unità giornaliere…….”

Considerazioni:

a) norme farraginose quelle proposte, che ritoccano solo di poco la pianta organica in vigore (una farmacia ogni 5000 per comuni fino a 12.500 abitanti, per il resto una farmacia ogni 4000 abitanti) generano burocrazie regionali e una montagna di ricorsi, sospensive….. tanto che sono frequenti le sanatorie e il blocco ormai sistematico delle procedure di concorso per nuove farmacie………proprio quello che serve per garantire nei fatti il supermonopolio.

b) la frammentarietà delle norme proposte continua con la parte finale del comma 11 punto a)… vediamo in pratica come funzionerebbe il meccanismo aggiuntivo del 10 % di farmacie suppletive da aprire anche nei centri commerciali con superficie superiore a 10000 metri quadri.

Dal sito www.federdistribuzione.it che raggruppa le maggiori aziende della GDO si apprende che al 2007 in Italia sono presenti circa 112 ipermercati (con superficie superiore a 8000 metri quadri) quindi di cosa si parla? Praticamente di nulla…………… è una norma che non ha attinenza con la realtà delle cose, puro esercizio teorico, fumo negli occhi da esibire come concessioni “liberali” ai non esperti di settore farmaceutico e “far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla”……

Anche se si volesse indicare in 8000 metri quadri il limite per l’istituzione di nuove farmacie nei centri commerciali…si tratterebbe alla fine di istituire farmacie (dopo trafila di leggi e delibere regionali) in una parte dei 112 ipermercati …( forse 20- 30 farmacie negli iper in tutta Italia !)

Come e chi definisce un “…affluenza media superiore alle 5000 unità giornaliere….” in un ipermercato? Lo misurano i funzionari delle ASL?

Continuiamo con la descrizione della terza parte del supermonopolio: il rafforzamento del criterio geografico della distribuzione territoriale a favore delle farmacie già aperte.

L’articolo 1 comma 11 punto b) dice “…. .la distanza minima da soglia a soglia misurata tra la via pedonale più breve tra le farmacie di uno stesso comune non può essere inferiore a 500 metri………nei centri con popolazione residente superiore ai 100.000 abitanti può essere ridotta sino a 300 metri……” (attualmente il limite è fissato a 200 metri o a 3000 metri se la farmacia è stata aperta con il criterio della distanza)…..

Una precisione maniacale, che a confronto i legislatori Bizantini erano dei campioni di liberalismo e semplicità……

2) distruggere la concorrenza delle parafarmacie e creare difficoltà ai farmacisti rurali, permettendo la vendita di farmaci senza ricetta anche in assenza del farmacista.

L’articolo 1 comma 5 recita “…….per i farmaci non soggetti a prescrizione medica attualmente suddivisi in farmaci da banco (OTC) e farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) è prevista una ulteriore categoria che comprenda i farmaci previsti dal comma 6…….

Il comma 6 indica sostanzialmente le modalità con cui va definita la lista di questi fantomatici farmaci del comma 6 appunto (i farmaci da drogheria?)

Il comma 6 continua “ ……possono essere venduti……….senza obbligo della presenza di un farmacista……”

Un articolato iperliberista, senza senso, che ad un’analisi attenta determinerebbe nei fatti:

a) la distruzione e chiusura delle parafarmacie ma anche l’erosione dei fatturati delle farmacie rurali già in difficoltà e più sensibili alla concorrenza di tabaccai (accoppiata farmaci-sigarette), edicole, spacci alimentari e bar (accoppiata farmaci-alcool, Happy hours “Alkaseltzer”? )

b) difficoltà, per la distribuzione intermedia dei medicinali, che si è appena riorganizzata per la distribuzione capillare e quotidiana a farmacie e parafarmacie e che dovrebbe servire, pena un probabile ricorso antitrust, anche la miriade di nuovi punti vendita prima citati. Una stima? I tabaccai in Italia sono circa 48000 (fonte FIT Federazione Italiana Tabaccai, www.tabaccai.it ) se si considera un 10 % dei negozi siamo già a 4800 potenziali punti vendita……se si sommano anche % minime ricavate per edicole, spacci alimentari e i bar……….ci sono i numeri per far collassare da un giorno all’altro la distribuzione intermedia dei farmaci che invece tende ad una semplificazione e standardizzazione massima.

c) ultimo, ma non meno importante, acquisti di prodotti senza indicazioni e consigli di esperti per l’uso di farmaci, si consideri che nei farmaci da banco sono presenti prodotti a base di cortisonici, antibiotici, antimicotici, antivirali, spasmolitici, anestetici locali, prodotti per bambini e lattanti……cosa potranno rispondere i futuri venditori dei “farmaci da drogheria” ad una richiesta di modalità di assunzione dei farmaci che vendono?

Forse risponderanno imitando Renato Carosone “…..pigliate ‘na pastiglia siente a mme …..,pigliate due pastiglie, pigliate tre pastiglie… pigliate tutta a scatola …siente a mme …..”

Leonardo Marchitto

vedi testo progetto di legge

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“Il farmacista è un operatore sanitario?” intervento dott. Marchitto (FEF) al convegno farmacisti di Medicina e Persona al Meeting di Rimini

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Agosto 29, 2008

Gentili Colleghi,

voglio partire, per il mio contributo, appunto dalla denominazione della vostra associazione MEDICINA E PERSONA modificandolo leggermente cioè MEDICINE E PERSONE perché è da questo he bisogna partire secondo me per una visione nuova e direi moderna della nostra professione…….cioè solo così alla domanda “il farmacista è un operatore sanitario?” risponderemo senza dubbio “Si!”

Il nostro lavoro è basato quotidianamente sul rapporto che si instaura tra due persone il paziente/utente e il professionista (il farmacista) quindi se eliminiamo o riduciamo uno dei due attori a qualcos’altro (es. l’utente a semplice consumatore e il professionista solo alla struttura, cioè la farmacia, anzi identificando la professione con la struttura come è stato fatto da associazioni corporative del nostro settore) alteriamo secondo me la ragione stessa della nostra professione e quindi la condanniamo alla sua estinzione.

Dire Medicine e Persone vuol dire pensare il modo diverso sostituire il binomio farmacista-farmaco al binomio farmacista-farmacia evidenziare la professionalità a scapito della gilda corporativa solo così ad esempio ha senso parlare di “obiezione di coscienza” per i farmacisti tema che come sapete è venuto alla ribalta.

Capite che questo però è rivoluzionario perché se si risponde si alla domanda…..cioè se sei un professionista la logica conseguenza è che la professione è libera…(si parla di libere professioni infatti) questo è il dogma che dobbiamo abbattere nella nostra professione. Lo sapete tutti: perché ogni giorno dispensate farmaci che non hanno bisogno di ricetta……..una situazione che esalta la nostra professione riflettete quante persone chiedono, domandano, vogliono informazioni sui medicinali da banco, sui prodotti omeopatici………sono tanti è anche su questo che si basa la razionalità del nuovo binomio farmaco–farmacista.

Lo confermano anche recenti ricerche:

-Più del 70 % del pubblico italiano è interessato ad accrescere il proprio bagaglio informativo con finalità chiaramente orientate a incrementare la propria competenza nella gestione dell’automedicazione…”

Una ricerca del Censis del 2007 indica che:

  1. l’81% degli intervistati sostiene che gli OTC non devono essere venduti senza che vi sia un farmacista capace di dare i consigli adeguati
  2. il farmaco non può essere assimilato ad altri prodotti di mass-market
  3. oltre il 60% degli intervistati pensa che nei canali alternativi (parafarmacie/corner) debba essere garantita un’offerta di prodotti simile a quella delle farmacie
  4. il 61 % dei cittadini intervistati ritiene che vendere farmaci OTC in luoghi diversi dalle farmacie sia una scelta condivisibile;

Direi che i dati parlano da soli le persone chiedono poche cose ma semplici:

  • vogliono avere maggiori informazioni e consigli sui farmaci (in breve vogliono un rapporto con il professionista a prescindere dal luogo)
  • danno un valore al farmaco che non assimilano ad un prodotto da mass market e hanno ragione perché con i disturbi, le malattie cioè un bisogno umano (sia pur lieve) è il rapporto umano che prevale, il rapporto tra utente e professionista per questo siamo operatori sanitari.

Ma siccome la nostra professione ha un aggancio diretto anche all’economia che c’è dietro al bene farmaco, sono convinto che più guarderemo al bisogno umano e più avremo successo economico…..cosa indispensabile per un’azienda. Ma come sapete, dalla vostra esperienza, lo slancio culturale per non restare cosa astratta deve avere dei risvolti pratici: deve entrare nel concreto deve essere messso in pratica nelle cose di tutti i giorni che riguardano la nostra professione nell’attuale situazione storica:

Come?

  • difendere sempre il rapporto umano nella nostra professione, cioè difendere il binomio farmaco-farmacista anche se converrebbe per qualcuno difendere il binomio farmaco-farmacia…… cosa vuol dire? Per esempio opporsi alla proposta di legge n° 863 Senato “Gasparri-Tomassini” che prevede tra l’altro la possibilità di vendita di una buona parte dei medicinali senza ricetta negli esercizi commerciali senza la presenza del farmacista, sui banconi del supermercato………cioè l’eliminazione di un rapporto paziente-professionista …l’esaltazione del farmaco mass market…. La cosa più disarmante è che tale proposta di legge è frutto di un accordo neanche tanto nascosto tra GDO ed organizzazioni professionali di farmacie e, diciamo così, non ostacolato dalla FOFI (che dovrebbbe difendere tutti i farmacisti nella loro professione)……… Si tratta di una specie di patto di potere tra GDO e Titolari di farmacie, un novello patto Molotov-Ribbentrop a danno delle parafaramacie , delle faramcie rurali sottoposte alla concorrenza brutale di Tabaccai (che venderebbero sigarette e medicine….un’accoppiata molto naturale direi) , piccoli supermercati dei, dei bar (che vendono anche alcool farmaci-alcool altra accoppiata vincente!) e giovani farmacisti che hanno trovato nei supermercati e GDO un’occasione di lavoro che verrebbero licenziati immediatamente sacrificati al dio profitto.
  • L’aiuto alle persone in difficoltà e parlo qui dell’esperienza del Banco Farmaceutico un opera meritoria che molte volte viene usata da qualcuno per scopi sbagliati. Mi riferisco all’esperienza di una titolare di parafarmacia avuta all’inizio del 2008 che aveva mandato all’ordine di Avellino, a cui è iscritta, la sottoscrizione dell’ iniziativa del Banco Farmaceutico e alla quale è stato risposto in modo sgarbato ed arrogante che “ non aveva nessun diritto a partecipare all’iniziativa in quanto non titolare di una farmacia e che mi ero iscritta arbitrariamente senza essere stata invitata. ci si meravigliava come mai stesse insistendo tanto per partecipare ad una iniziativa nella quale non ero voluta…… e che la decisione di includere solo le farmacie convenzionali era stata presa dal direttivo del Banco Farmaceutico per non urtare la suscettibilità di Federfarma ,frasi senza senso…….che credo siano mille miglia lontane dallo spirito del banco farmaceutico….un’aberrazione che genera discriminazione anche nella beneficenza……capite! ………per qualche farmacista di Avellino esiste una ,pianta organica della carità dei farmaci!, La carità a servizio dello spot di casta! L’esatto contrario della libertà professionale. Anche qui vi chiedo di collaborare, noi siamo disponibili, e le parafarmacie che lo vorranno devono avere la possibilità di essere strumento per aiutare i più poveri e svolgere il ruolo sociale e professionale che il farmacista deve avere ……
  • Portiamo insieme questa visione della professione nei nostri ordini professionali, sono alle porte i rinnovi di molti ordini provinciali, collaboriamo insieme noi siamo disponibili

Spero con queste parole di aver iniziato con voi un proficuo rapporto Un saluto

Grazie a tutti

Leonardo Marchitto (Federazione Esercizi Farmaceutici)

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