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Archivio per Agosto 2008

Farmaci senza farmacista, pdl Gasparri-Tomassini:“supermonopolio” per farmacie, iperliberismo per i farmacisti rurali, caos per la distribuzione intermedia.Dai farmaci senza ricetta ai “farmaci da drogheria” (..pigliate tre pastiglie… pigliate tutta a scatola …siente a mme.. )”

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Agosto 29, 2008

Renato Carosone "....pigliate na pastiglia siente a mme...pigliate tutta a scatola siente a mme"

Renato Carosone " ...pigliate tre pastiglie siente a mme.....pigliate tutta a scatola siente a mme..."

In fondo c’era d’aspettarselo se il ministro della Salute e Walfare Sacconi dice che “ non vede la necessità della presenza del farmacista nella distribuzione dei farmaci da banco” (alla faccia di quelli che studiano e insegnano nelle facoltà di Farmacia) qualcuno doveva pur tramutare in progetto di legge questa idea diciamo così “strana”.

L’accoppiata è composta da due senatori del PDL Gasparri e Tomassini (presidente della commissione Sanità Senato) che hanno presentato il pdl “ disposizioni…normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico ” n° 863 del 1° luglio 2008.

Si tratta di 9 articoli, molto sibillini in pieno stile prima repubblica e forse frutto di accordi sottobanco tra GDO e Federfarma, con il silenzio complice della FOFI.

Gli articoli sono tutti indirizzati a:

1. rafforzare il monopolio delle farmacie sui farmaci, presidi e prodotti sanitari

2. distruggere la concorrenza delle parafarmacie, permettendo la vendita di farmaci senza ricetta anche in assenza del farmacista e di conseguenza mettere in difficoltà le farmacie rurali che sarebbero le più vulnerabili all’attacco di tabaccherie, spacci alimentari, bar, edicole……..

Ma vediamo nello specifico quali sono gli strumenti ipotizzati per l’attuazione di questo obiettivo.

1) Rafforzamento del monopolio delle farmacie su farmaci e prodotti sanitari

L’articolo 1 comma 1 parla chiaro “ …..la distribuzione sul territorio delle specialità medicinali è riservata alle farmacie aperte al pubblico……” cioè si ribadisce il monopolio tranne per i farmaci SOP e OTC (si veda il punto 2 successivo)

Il comma 2 dello stesso articolo crea la prima parte del “supermonopolio” per le farmacie e cioè “…la distribuzione dei presidi medico- chirurgici, prodotti sanitari, alimenti speciali e di ogni altro prodotto parafarmaceutico…. (che non hanno bisogno di ricetta medica in quanto non farmaci , per giustificarne l’erogazione da parte del SSN ..ndr) …. è riservata in via preferenziale alle farmacie……”

Ma perché? Quale è l’esigenza “sanitaria” di questo ulteriore supermonopolio?

Perchè non porre sullo stesso piano anche gli altri esercizi commerciali e parafarmacie da convenzionare con il SSN, come hanno già fatto per i prodotti per celiaci le regioni Campania, Emilia-Romagna, Friuli ed Umbria ?

Vediamo la seconda parte del “supermonopolio

L’articolo 1 comma 11 punto a) dice “ ..il numero delle farmacie è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 4000 abitanti………….nei centri abitati con popolazione residente superiore al 100.000 il numero delle autorizzazioni può essere aumentato del 10 %……….le regioni possono emanare norme che prevedano, per il 10 % delle farmacie istituite in deroga ai criteri di revisione ordinaria…….…il collocamento delle farmacie all’interno di grandi strutture commerciali con superfice di vendita superiore ai 10000 metri quadrati o con affluenza media superiore alle 5000 unità giornaliere…….”

Considerazioni:

a) norme farraginose quelle proposte, che ritoccano solo di poco la pianta organica in vigore (una farmacia ogni 5000 per comuni fino a 12.500 abitanti, per il resto una farmacia ogni 4000 abitanti) generano burocrazie regionali e una montagna di ricorsi, sospensive….. tanto che sono frequenti le sanatorie e il blocco ormai sistematico delle procedure di concorso per nuove farmacie………proprio quello che serve per garantire nei fatti il supermonopolio.

b) la frammentarietà delle norme proposte continua con la parte finale del comma 11 punto a)… vediamo in pratica come funzionerebbe il meccanismo aggiuntivo del 10 % di farmacie suppletive da aprire anche nei centri commerciali con superficie superiore a 10000 metri quadri.

Dal sito www.federdistribuzione.it che raggruppa le maggiori aziende della GDO si apprende che al 2007 in Italia sono presenti circa 112 ipermercati (con superficie superiore a 8000 metri quadri) quindi di cosa si parla? Praticamente di nulla…………… è una norma che non ha attinenza con la realtà delle cose, puro esercizio teorico, fumo negli occhi da esibire come concessioni “liberali” ai non esperti di settore farmaceutico e “far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla”……

Anche se si volesse indicare in 8000 metri quadri il limite per l’istituzione di nuove farmacie nei centri commerciali…si tratterebbe alla fine di istituire farmacie (dopo trafila di leggi e delibere regionali) in una parte dei 112 ipermercati …( forse 20- 30 farmacie negli iper in tutta Italia !)

Come e chi definisce un “…affluenza media superiore alle 5000 unità giornaliere….” in un ipermercato? Lo misurano i funzionari delle ASL?

Continuiamo con la descrizione della terza parte del supermonopolio: il rafforzamento del criterio geografico della distribuzione territoriale a favore delle farmacie già aperte.

L’articolo 1 comma 11 punto b) dice “…. .la distanza minima da soglia a soglia misurata tra la via pedonale più breve tra le farmacie di uno stesso comune non può essere inferiore a 500 metri………nei centri con popolazione residente superiore ai 100.000 abitanti può essere ridotta sino a 300 metri……” (attualmente il limite è fissato a 200 metri o a 3000 metri se la farmacia è stata aperta con il criterio della distanza)…..

Una precisione maniacale, che a confronto i legislatori Bizantini erano dei campioni di liberalismo e semplicità……

2) distruggere la concorrenza delle parafarmacie e creare difficoltà ai farmacisti rurali, permettendo la vendita di farmaci senza ricetta anche in assenza del farmacista.

L’articolo 1 comma 5 recita “…….per i farmaci non soggetti a prescrizione medica attualmente suddivisi in farmaci da banco (OTC) e farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) è prevista una ulteriore categoria che comprenda i farmaci previsti dal comma 6…….

Il comma 6 indica sostanzialmente le modalità con cui va definita la lista di questi fantomatici farmaci del comma 6 appunto (i farmaci da drogheria?)

Il comma 6 continua “ ……possono essere venduti……….senza obbligo della presenza di un farmacista……”

Un articolato iperliberista, senza senso, che ad un’analisi attenta determinerebbe nei fatti:

a) la distruzione e chiusura delle parafarmacie ma anche l’erosione dei fatturati delle farmacie rurali già in difficoltà e più sensibili alla concorrenza di tabaccai (accoppiata farmaci-sigarette), edicole, spacci alimentari e bar (accoppiata farmaci-alcool, Happy hours “Alkaseltzer”? )

b) difficoltà, per la distribuzione intermedia dei medicinali, che si è appena riorganizzata per la distribuzione capillare e quotidiana a farmacie e parafarmacie e che dovrebbe servire, pena un probabile ricorso antitrust, anche la miriade di nuovi punti vendita prima citati. Una stima? I tabaccai in Italia sono circa 48000 (fonte FIT Federazione Italiana Tabaccai, www.tabaccai.it ) se si considera un 10 % dei negozi siamo già a 4800 potenziali punti vendita……se si sommano anche % minime ricavate per edicole, spacci alimentari e i bar……….ci sono i numeri per far collassare da un giorno all’altro la distribuzione intermedia dei farmaci che invece tende ad una semplificazione e standardizzazione massima.

c) ultimo, ma non meno importante, acquisti di prodotti senza indicazioni e consigli di esperti per l’uso di farmaci, si consideri che nei farmaci da banco sono presenti prodotti a base di cortisonici, antibiotici, antimicotici, antivirali, spasmolitici, anestetici locali, prodotti per bambini e lattanti……cosa potranno rispondere i futuri venditori dei “farmaci da drogheria” ad una richiesta di modalità di assunzione dei farmaci che vendono?

Forse risponderanno imitando Renato Carosone “…..pigliate ‘na pastiglia siente a mme …..,pigliate due pastiglie, pigliate tre pastiglie… pigliate tutta a scatola …siente a mme …..”

Leonardo Marchitto

vedi testo progetto di legge

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“Il farmacista è un operatore sanitario?” intervento dott. Marchitto (FEF) al convegno farmacisti di Medicina e Persona al Meeting di Rimini

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Agosto 29, 2008

Gentili Colleghi,

voglio partire, per il mio contributo, appunto dalla denominazione della vostra associazione MEDICINA E PERSONA modificandolo leggermente cioè MEDICINE E PERSONE perché è da questo he bisogna partire secondo me per una visione nuova e direi moderna della nostra professione…….cioè solo così alla domanda “il farmacista è un operatore sanitario?” risponderemo senza dubbio “Si!”

Il nostro lavoro è basato quotidianamente sul rapporto che si instaura tra due persone il paziente/utente e il professionista (il farmacista) quindi se eliminiamo o riduciamo uno dei due attori a qualcos’altro (es. l’utente a semplice consumatore e il professionista solo alla struttura, cioè la farmacia, anzi identificando la professione con la struttura come è stato fatto da associazioni corporative del nostro settore) alteriamo secondo me la ragione stessa della nostra professione e quindi la condanniamo alla sua estinzione.

Dire Medicine e Persone vuol dire pensare il modo diverso sostituire il binomio farmacista-farmaco al binomio farmacista-farmacia evidenziare la professionalità a scapito della gilda corporativa solo così ad esempio ha senso parlare di “obiezione di coscienza” per i farmacisti tema che come sapete è venuto alla ribalta.

Capite che questo però è rivoluzionario perché se si risponde si alla domanda…..cioè se sei un professionista la logica conseguenza è che la professione è libera…(si parla di libere professioni infatti) questo è il dogma che dobbiamo abbattere nella nostra professione. Lo sapete tutti: perché ogni giorno dispensate farmaci che non hanno bisogno di ricetta……..una situazione che esalta la nostra professione riflettete quante persone chiedono, domandano, vogliono informazioni sui medicinali da banco, sui prodotti omeopatici………sono tanti è anche su questo che si basa la razionalità del nuovo binomio farmaco–farmacista.

Lo confermano anche recenti ricerche:

-Più del 70 % del pubblico italiano è interessato ad accrescere il proprio bagaglio informativo con finalità chiaramente orientate a incrementare la propria competenza nella gestione dell’automedicazione…”

Una ricerca del Censis del 2007 indica che:

  1. l’81% degli intervistati sostiene che gli OTC non devono essere venduti senza che vi sia un farmacista capace di dare i consigli adeguati
  2. il farmaco non può essere assimilato ad altri prodotti di mass-market
  3. oltre il 60% degli intervistati pensa che nei canali alternativi (parafarmacie/corner) debba essere garantita un’offerta di prodotti simile a quella delle farmacie
  4. il 61 % dei cittadini intervistati ritiene che vendere farmaci OTC in luoghi diversi dalle farmacie sia una scelta condivisibile;

Direi che i dati parlano da soli le persone chiedono poche cose ma semplici:

  • vogliono avere maggiori informazioni e consigli sui farmaci (in breve vogliono un rapporto con il professionista a prescindere dal luogo)
  • danno un valore al farmaco che non assimilano ad un prodotto da mass market e hanno ragione perché con i disturbi, le malattie cioè un bisogno umano (sia pur lieve) è il rapporto umano che prevale, il rapporto tra utente e professionista per questo siamo operatori sanitari.

Ma siccome la nostra professione ha un aggancio diretto anche all’economia che c’è dietro al bene farmaco, sono convinto che più guarderemo al bisogno umano e più avremo successo economico…..cosa indispensabile per un’azienda. Ma come sapete, dalla vostra esperienza, lo slancio culturale per non restare cosa astratta deve avere dei risvolti pratici: deve entrare nel concreto deve essere messso in pratica nelle cose di tutti i giorni che riguardano la nostra professione nell’attuale situazione storica:

Come?

  • difendere sempre il rapporto umano nella nostra professione, cioè difendere il binomio farmaco-farmacista anche se converrebbe per qualcuno difendere il binomio farmaco-farmacia…… cosa vuol dire? Per esempio opporsi alla proposta di legge n° 863 Senato “Gasparri-Tomassini” che prevede tra l’altro la possibilità di vendita di una buona parte dei medicinali senza ricetta negli esercizi commerciali senza la presenza del farmacista, sui banconi del supermercato………cioè l’eliminazione di un rapporto paziente-professionista …l’esaltazione del farmaco mass market…. La cosa più disarmante è che tale proposta di legge è frutto di un accordo neanche tanto nascosto tra GDO ed organizzazioni professionali di farmacie e, diciamo così, non ostacolato dalla FOFI (che dovrebbbe difendere tutti i farmacisti nella loro professione)……… Si tratta di una specie di patto di potere tra GDO e Titolari di farmacie, un novello patto Molotov-Ribbentrop a danno delle parafaramacie , delle faramcie rurali sottoposte alla concorrenza brutale di Tabaccai (che venderebbero sigarette e medicine….un’accoppiata molto naturale direi) , piccoli supermercati dei, dei bar (che vendono anche alcool farmaci-alcool altra accoppiata vincente!) e giovani farmacisti che hanno trovato nei supermercati e GDO un’occasione di lavoro che verrebbero licenziati immediatamente sacrificati al dio profitto.
  • L’aiuto alle persone in difficoltà e parlo qui dell’esperienza del Banco Farmaceutico un opera meritoria che molte volte viene usata da qualcuno per scopi sbagliati. Mi riferisco all’esperienza di una titolare di parafarmacia avuta all’inizio del 2008 che aveva mandato all’ordine di Avellino, a cui è iscritta, la sottoscrizione dell’ iniziativa del Banco Farmaceutico e alla quale è stato risposto in modo sgarbato ed arrogante che “ non aveva nessun diritto a partecipare all’iniziativa in quanto non titolare di una farmacia e che mi ero iscritta arbitrariamente senza essere stata invitata. ci si meravigliava come mai stesse insistendo tanto per partecipare ad una iniziativa nella quale non ero voluta…… e che la decisione di includere solo le farmacie convenzionali era stata presa dal direttivo del Banco Farmaceutico per non urtare la suscettibilità di Federfarma ,frasi senza senso…….che credo siano mille miglia lontane dallo spirito del banco farmaceutico….un’aberrazione che genera discriminazione anche nella beneficenza……capite! ………per qualche farmacista di Avellino esiste una ,pianta organica della carità dei farmaci!, La carità a servizio dello spot di casta! L’esatto contrario della libertà professionale. Anche qui vi chiedo di collaborare, noi siamo disponibili, e le parafarmacie che lo vorranno devono avere la possibilità di essere strumento per aiutare i più poveri e svolgere il ruolo sociale e professionale che il farmacista deve avere ……
  • Portiamo insieme questa visione della professione nei nostri ordini professionali, sono alle porte i rinnovi di molti ordini provinciali, collaboriamo insieme noi siamo disponibili

Spero con queste parole di aver iniziato con voi un proficuo rapporto Un saluto

Grazie a tutti

Leonardo Marchitto (Federazione Esercizi Farmaceutici)

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Sacconi il liberista sfrenato: ministro del lavoro che vuole far licenziare i giovani farmacisti dei supermercati e parafarmacie

Pubblicato da Leonardo Marchitto su Agosto 2, 2008

 Il ministro del walfare (cioè della salute e del lavoro) Sacconi continua a dimostrare di essere un politico tutto particolare, dopo essere stato molto criticato per la norma che crea difficoltà ai lavoratori precari continua con gaffes strambe anche nel mondo farmaceutico. Dopo essere intervenuto al Senato selle linee generali di politica sanitaria e confermato il ruolo del farmacista nella sanità italiana ha commentato alla stampa “sui farmaci da banco piu’ che un passo indietro potrebbe esserci un passo avanti, per esempio serve proprio il farmacista?”

La leggerezza dell’affermazione mostra l’assoluta mancanza di conoscenza del settore farmaceutico in Italia.

Il ministro probabilmente non sa che la Carta del Farmaco www.cartadelfarmaco.it (sottoscritta da docenti universitari presidenti di ordini professionali ed autorità scientifiche che operano a contatto anche del suo ministero) al punto 4 del decalogo riporta:

IV (il farmaco)….è un prodotto ad altissima specificità composto da due parti inscindibili: quella sostanziale, rappresentata dal principio attivo in esso contenuto; quella formale, altrettanto necessaria, costituita dal complesso di informazioni, indicazioni, avvertenze e consigli per l’impiego forniti dalle aziende che lo producono, dalle autorità sanitarie che lo autorizzano, dai medici che lo prescrivono e dai farmacisti che lo dispensano. ”

Forse per lui i medicinali senza ricetta(OTC/SOP) sono prodotti da mettere su uno scaffale e basta o caramelle da assumere quando sembra opportuno al cliente senza un consiglio….

Ma se sul campo della sanità il ministro deraglia è sul settore lavoro del suo complesso ministero che va fuori di ogni regola, se si mette in dubbio la necessità del farmacista nei supermercati e parafarmacie chi andrà a dire ai circa mille giovani farmacisti che con la legge Bersani hanno trovato lavoro nei supermercati che è il ministro del lavoro stesso che stà tramando per farli licenziare?

Ma i giovani farmacisti dei supermercati sono carne da macello la offrire all’accordo scellerato Federfarma-Coop per l’eliminazione del farmacista nei supermercati?

Ah a proposito…ma la Coop non era una cooperativa di sinistra e il ministro Sacconi non ha passate esperienze socialiste?

Leonardo Marchitto

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